Il primo amore di Virginia Woolf

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Che ragazza è stata Virginia Woolf? È una domanda che non ci facciamo quasi mai, troppo impegnati come siamo ad analizzare i perché e i percome della sua fine tragica. Eppure, basterebbe aver voglia di guardare un po’ più in là, di investigare meglio, per scoprire cose sul suo conto che non immagineremmo mai. Virginia Woolf, la scrittrice depressa, Virginia Woolf la serissima autrice di un romanzo come Le onde… e se accanto e oltre tutto questo ci fosse una Virginia Woolf comica e spensierata? Una giovane donna dedita al gioco narrativo e agli svaghi amorosi?

Basta aprire Vita di Violet (Feltrinelli), il volume di recente uscita che contiene tre dei suoi racconti giovanili inediti, per avere prova di questo e di molto altro. Innanzitutto, come ci racconta Nadia Fusini nella bella e ricca introduzione al libro, queste short stories sono un tributo d’amore: è per Violet Dickinson, amica di famiglia di 17 anni più grande di lei, che Virginia le scrive. Dunque, nella sua vita non ci fu solo Vita Sackville-West, a cui pure fece un dono d’amore (e che dono!), l’Orlando – un’altra donna fece battere il suo cuore di ragazza, anzi di più: un’altra donna accese in lei «profondità vulcaniche». Così Virginia scrive in una lettera a Violet del 1903: «Quali profondità, quali ardenti profondità vulcaniche, il tuo dito ha saputo risvegliare in Sparroy – rimasta finora del tutto inerte». «Sparroy» naturalmente è Virginia, che così si autonomina giocosamente, firmandosi alternativamente come «la tua amante» e «la tua capra amorosa». Quanto a Violet, nelle lettere Virginia le si rivolge chiamandola «my woman», «donna mia».

Violet è una donna che fa del bene: assiste gli ammalati, protegge gli indifesi, aiuta gli orfani. E fa del bene anche a Virginia, che a ogni lutto rischia di crollare (prima la madre, poi la sorellastra Stella, poi il padre Leslie). Ogni volta che qualcuno muore e Virginia scivola nella depressione Violet c’è, se ne prende cura, addirittura la porta a vivere con sé in campagna. Naturale che Virginia voglia renderle omaggio. Ma senza alcuna solennità, al contrario: per lei scriverà tre scherzi.

E in effetti questo sono i tre scritti – Galleria delle amicizie, Il Giardino magico e Una storia per farti addormentare – che insieme vanno a formare l’eroica e fantasiosa biografia di Violet, che nella narrazione prende le fattezze di una gigantessa buona, che si muove nel mondo migliorandolo ad ogni passo, e che arriverà perfino a sconfiggere un implacabile mostro marino salvando la città di Tokyo con un colpo d’ombrello.

Ma perché è interessante leggere questi racconti? Prima di tutto perché, come abbiamo detto, rimandano a un periodo dell’esistenza della scrittrice di cui sappiamo o parliamo troppo poco. In secondo luogo, perché in queste prime, giocose prove di scrittura già s’intravedono i segni della scrittrice che Woolf diventerà. La vena comica, che tornerà più avanti in Flush, in Orlando e in Tra un atto e l’altro, e che è presente in molta della sua scrittura saggistica, per non parlare di quella epistolare, è in questi tre racconti perfettamente rappresentata.

Si tratta, insomma, di fare un po’ di allenamento: di reimparare a leggere questa scrittrice al di là degli stereotipi e luoghi comuni che ancora oggi circolano sul suo conto. E perché non cominciare proprio dall’inizio? Da Vita di Violet per l’appunto, o dalla bella raccolta di lettere Ritratto della scrittrice da giovane (Utet, 2017, sempre a cura di Nadia Fusini), che qualche anno fa riportò l’attenzione proprio sugli anni dell’adolescenza e giovinezza della scrittrice.

Smettere di cominciare dalla fine – dal suicidio – sarebbe un ottimo esercizio. E non per chiudere gli occhi davanti all’evidenza di una tragedia, ma per restituire complessità a una vita che fu piena anche di gioia, di bellezza, di risate.

E poi, come afferma Woolf stessa in Vita di Violet: «Quando si scrive la vita di una donna si dovrebbe senz’altro cominciare dalla sua prima stagione perché è merito della prima stagione se un fiore in sé ben rinserrato si dispiega e s’apre sui molti aspetti e sulle molte qualità ed esperienze che sbocciano in un boccio maturo».

È proprio vero, non si può raccontare un’esistenza ignorandone la prima stagione. La stagione di Ginny, di Ginia, di Sparroy, o di Billy la Capra – tutti soprannomi che aveva ricevuto o si era data da giovanissima. Non si possono ignorare la fantasia, la freschezza, l’intraprendenza e l’ironia di questa ragazza fuori dal comune che ama con ardore, e con ardore scrive. «Oh quanto mi piacerebbe… scoprire come si fa a scrivere!», dichiara in una lettera del 1909. La verità è che in Vita di Violet Virginia fa proprio questo: scopre come si fa a scrivere. E noi, leggendo questi racconti, lo scopriamo assieme a lei.

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