In montagna con il computer: la Val Soana ripopola i borghi con lo smart working

0
1

«Ma non è qui che abitava il tipo del Moulin Rouge ? Proprio quello che l’ha fondato dico» – domanda curiosa Alice Zanasi. Ivo Chabod, commercialista 52enne, impegnato ad assegnare le case ai 45 “abitanti temporanei” della Val Soana si ferma un attimo proprio sulla piazza di Campiglia Soana, a 1350 metri di quota.

«Certo, la famiglia di Joseph Clerico era originaria di qui dove poi hanno anche costruito l’Hotel Gran Paradis, ma ormai è chiuso da più di vent’anni». Vecchia storia. Perché il futuro in questo angolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra le montagne di Piemonte e Valle d’Aosta, si chiama “Vihta-Wild Working”, letteralmente lavorando nel selvaggio. E Alice, project manager 37enne di Torino è una delle 45 persone “scelte” per questo progetto innovativo di residenza temporanea di lavoro e co-living promossa dai Comuni di Ingria, Ronco Canavese e Valprato Soana nell’ambito del Piano di Azione per l’Abitabilità della Valle Soana, sostenuto dalla misura Apice con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo. «Ha riscosso un successo che non ci aspettavamo» – ammette entusiasta Maria Burro, la coordinatrice. Perché sono state ben 762 le candidature complessive arrivate da 39 Paesi e quattro continenti. In pratica la gente del posto, 500 residenti in tutto, e i villeggianti, hanno messo a disposizione le loro case.

Lorenzo Giacomino

Sindaco di Ronco

Con Vihta la Val Soana ha l’opportunità

di fermare

lo spopolamento

e immaginarsi

ancora viva

Da ieri, per due settimane o un mese, saranno abitate da questi nuovi smartworker. Nella casa insieme ad Elisa ci saranno anche Federica Malagoli, 35 anni, pure lei project manager e il 34enne Fabrizio Ghirardi, manager di Subito.it. Tutti possono lavorare in smart. «E siamo anche amanti della montagna altrimenti non avremmo scelto di partecipare a questa iniziativa» – dicono seduti sui gradini che portano alla loro sistemazione nel cuore di Campiglia Soana. Casa in legno con caminetto e guardino. Un sogno. «E lassù – indica Chabod – c’è Pian dell’Azaria quello che Mario Rigoni Stern, quando era qui come istruttore di roccia degli alpini, definì “il posto più bello del mondo”».

Racconti che affascinano. Come quelli che wild worker potranno ascoltare confrontandosi con i residenti con l’iniziativa “Prenota un abitante”. I locali proporranno un’attività o un momento di condivisione: da un caffè al bar a una cena insieme, da una passeggiata tra i borghi a una dimostrazione dei mestieri tradizionali di montagna. «Io sono venuto per sperimentare anche una nuova dimensione di vita, con tempi accettabili e meno frenetici – riflette Gabriele Dorfmann, consulente milanese di 55 anni – mi fermerò due settimane ma il mio obiettivo è quello di lasciare la grande città e cercare una vita diversa». Quella che, in migliaia, hanno iniziato ad immaginare nel post pandemia. Quando ci fu una straordinaria riscoperta delle terre alte, dell’aria frizzante, delle camminate in mezzo ai boschi e dei grandi spazi all’aperto, in quello che oggi viene definito “neopopolamento alpino”. Infatti i prezzi di molti immobili, anche in Val Soana, sono lievitati e per ruderi che cadono a pezzi si arriva a chiedere anche 20 mila euro. «C’è stato davvero un ritorno nei piccoli paesi come questi – Andrea Maioli, giovane ingegnere alla Leonardo e Chiara Dutto, che lavora a Milano nel mondo della moda e, già da alcuni anni, hanno messo a disposizione l’immobile in Val Soana – chi arriva trova un ambiente sano, con dei ritmi diversi, per questo in molti ritornano o cercano delle abitazioni da affittare per tutto l’anno». Carlo Potì e Martina Montinaro, 43 e 37 anni, lui economista e lei esperta in progetti sostenibili sono arrivati addirittura da Lecce: «Vogliamo riscoprire il contatto con la natura incontaminata, conoscere nuovi territori». Ieri è arrivata la prima infornata di nuovi abitanti. Giulia Napolitano proviene da Udine ed è una travel designer: «Organizzo quelli che vengono definiti “viaggi lenti”, rispetto per l’ambiente e immersione nella natura. Non potevo mancare». Poi arriveranno anche partecipanti da Francia, Olanda e Serbia.

Giulia Napolitano

Travel designer

Organizzo quelli

che vengono definiti viaggi lenti, rispettosi per l’ambiente e la natura: non potevo mancare

Durante il mese di permanenza (dal 20 settembre al 18 ottobre), i partecipanti alterneranno il lavoro da remoto negli spazi di coworking dei tre Comuni a un programma articolato di appuntamenti. Accanto ai momenti riservati ai soli residenti temporanei, il calendario offre diverse iniziative aperte al pubblico e ai visitatori, tra cui talk tematici sul neopopolamento, lezioni di patois francoprovenzale ed eventi di comunità. «Con l’avvio di Vihta la Valle Soana ha l’opportunità vera di fermare lo spopolamento e di immaginarsi ancora viva nel futuro. È un tentativo concreto, l’unico possibile, per attrarre persone con il desiderio di vivere in luoghi come i nostri, fare un cambio vita o diventare abitanti temporanei, magari divisi tra una grande città e le nostre borgate – spiega Lorenzo Giacomino, il sindaco di Ronco -. È una prova, la prima, ma non capita a caso. Si inserisce nel più ampio percorso di rigenerazione in cui è impegnata la Valle Soana, dove il tema dell’abitare le amministrazioni lo hanno reso protagonista di un Piano di Azione che inquadra il tema, lo contestualizza nella nostra realtà e ne definisce le strategie».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it