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Iowa, fabbriche chiuse e rabbia: “Tutta colpa della guerra”. Boomerang Midterm su Trump

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DES MOINES. Vista dai sobborghi di Des Moines e da Burlington, Iowa, le guerre americane – quella di un impegno diretto contro l’Iran, di un impegno possibile contro gli Houthi o quella fra Ucraina e Russia per cui Trump sbandiera presunte tregue energetiche – sembrano lontane. Ma basta scavare un po’ per sentire che il contraccolpo di questa tentacolare proiezione dell’Amministrazione Trump sullo scacchiere politico ed economico globale, si sente e che l’impatto finisce nell’aumento del costo della vita e nei posti di lavoro.

«Trump – ci spiega un consulente repubblicano a microfono spento – sta tradendo le promesse». Cita un sondaggio della Ap-Norc: solo il 30% ne condivide la strategia commerciale, in marzo era il 40%. Non solo le guerre ma pure i dazi zavorrano il tycoon.

Il braccio di ferro con la Cina sull’export di soia – nel 2025 – ha dilapidato gli introiti degli agricoltori in Iowa e in genere i dazi pesano ben oltre il mondo agricolo, l’export è sceso del 66% rispetto al 2024. La Case, azienda che produce macchinari per scavi, ha chiuso l’impianto di Burlington, duecento addetti. Le tariffe sull’import di alluminio e ferro hanno messo in ginocchio aziende come la Winnebago Industries, tagliati 200 posti di lavoro in 12 mesi.

La corsa dei repubblicani e del presidente Trump nelle Midterm è affannosa. I sondaggi danno il Gop dietro di 8 punti alla Camera. Sette sono i seggi in bilico al Senato che potrebbero prendere la direzione dei democratici.

Josh Turek, deputato democratico statale, atleta paralimpico due ori in carriera che sogna il posto al Senato, nell’ultimo dibattito ha citato 3 volte nelle prime 4 domande la «guerra in Iran» come con causa dei mali dell’Iowa e provato a inchiodare la rivale repubblica Ashley Hinson (avanti di poco meno del 2%) al suo voto di via libera delle operazioni.

Sono considerazioni alte che non catturano l’audience – spiegano gli esperti come il professor Timothy Hagle della University of Iowa – ma poi si pensa ai prezzi del diesel, dei beni, delle case e tutto – o molto – torna all’Iran e all’Ucraina e alla Cina. «I temi della campagna qui in Iowa sono concreti e locali, ma la catena che li fa emergere parte da Washington e dalle vicende globali», dice Hagle. In giugno alcuni repubblicani confessavano di non vedere il presidente impegnato abbastanza per le Midterm, ora Trump è indaffaratissimo e ogni cosa che fa sembra avere lo sfondo del voto del 3 novembre come chiave, sia lo sblocco delle sanzioni al diesel russo o l’ipotesi di intervento contro gli Houthi. E per la prima volta sabato ha ammesso: «Se perdiamo, i repubblicani diranno che è colpa mia».

Questa settimana Trump sarà in Arizona e Montana. Scelte curiose. Il Montana ha due deputati e nessun seggio a forte rischio; in Arizona (nove deputati) in bilico c’è solo – dati del Cook Political Report – il deputato repubblicano Ciscomani. Trump cerca bagni di folla, posti sicuri, dove poter dire, come sabato in Tennessee, che «magari possiamo cambiare il nome agli Oceani», Oceano America o addirittura Trump.

Ora c’è l’escalation degli attacchi contro i sauditi a far vacillare il presidente. Una guerra, spiega Farea Al Muslimi di Chatam House, «scuoterebbe il mercato dell’energia, ma non agire ora per Trump potrebbe essere umiliante».

La bussola è Midterm, conviene o no? Politico scrive che anche se la benzina scendesse di un dollaro da qui al 3 novembre, il danno è ormai fatto.

Sulla ripresa dei raid all’Iran, il leader Usa ha condito dichiarazioni di segno opposto, salvo giovedì scorso smentire seccamente alcune ricostruzioni – di Axios e del New York Times – su piani pronti per riprendere i bombardamenti. «Non attaccherò prima delle Midterm». «Spostare l’attenzione in Iran – nota sempre la nostra fonte repubblicana – manderebbe un messaggio di “disinteresse” alle preoccupazioni molto concrete degli elettori». Uno studio recente del Pew rivela che due terzi degli americani disapprovano il conflitto con Teheran e per oltre il 50% durerà ancora oltre un anno. Lo Stretto di Hormuz in settembre era tornato a far traghettare volumi di barili di greggio come prima del conflitto, 16 milioni di barili, più 3, 6 milioni di diesel e prodotti raffinati. Lunedì invece c’è stato lo stop, gli iraniani hanno colpito nove navi. Il ritorno di Hormuz ai volumi di carico d’un tempo aveva consentito a Trump di spostare narrazione e attenzione all’Ucraina: colpa di Zelensky e degli attacchi alle raffinerie se il diesel costa di più.

Ma in Iowa non interessa granché chi sia il colpevole.

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