La morsa di UniCredit su Commerzbank: quota al 42,5%, ma Francoforte alza il muro

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La morsa di Andrea Orcel si stringe su Commerzbank, eppure Francoforte mantiene alte le difese. La prima finestra dell’offerta lanciata da UniCredit chiude con un’adesione del 12,51%, un passo d’avvicinamento verso la creazione di un colosso bancario europeo da oltre 160 miliardi di capitalizzazione aggregata, nato da un’operazione da 42 miliardi. I vertici tedeschi respingono l’offensiva, ma i movimenti a Francoforte sono fluidi. «La maggioranza dei nostri azionisti confida nel potenziale della nostra strategia autonoma Momentum 2030», attacca l’istituto con sede a Francoforte, evidenziando come i titoli consegnati provengano in gran parte da controparti amiche di Milano. Il braccio di ferro entra in una fase cruciale, con l’attenzione della Banca centrale europea (Bce).

La struttura dell’operazione riflette una conquista del capitale passo dopo passo. Al 26,77% già in portafoglio a Piazza Gae Aulenti si sommano i titoli portati in adesione e il 3,22% regolato in strumenti derivati con consegna fisica, spingendo la quota in mano a UniCredit al 42,5%. L’esposizione aggregata salirà al 44,33% dopo l’annullamento delle azioni proprie in tesoreria già deliberato dal consiglio di gestione tedesco. Il target era il 30%. I termini finanziari prevedono lo scambio di 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank, valorizzando il bersaglio a 38,84 euro per azione in base ai recenti corsi di Borsa, a fronte di un esborso figurativo di 42 miliardi. Un simile sforzo mira a garantire a Milano la supremazia sul mercato tedesco e il rafforzamento in Polonia. La partita si sposta sul periodo addizionale di accettazione, fissato tra il 20 giugno e il 3 luglio 2026. L’esito definitivo sarà pubblicato l’8 luglio, senza obblighi di aggiornamenti in corso d’opera. Un dettaglio normativo segna i confini della contesa e blinda lo scenario, poiché in base alla legge tedesca sulle acquisizioni UniCredit non ha più la facoltà di incrementare o modificare la propria offerta. Gli azionisti si trovano di fronte a una proposta di scambio definitiva e priva di possibili rilanci.

Il management di Francoforte sfrutta la rigidità dell’offerta per compattare il fronte interno e respingere l’assalto italiano. L’amministratrice delegata Bettina Orlopp e i consigli di gestione e sorveglianza ribadiscono l’indicazione unanime ai soci di non consegnare i titoli. Secondo i dati elaborati da Commerzbank, il tasso di adesione reale tra gli investitori istituzionali e retail si è fermato a un modesto 1%, dimostrando freddezza per le metriche della fusione. Il 12,51% annunciato da Milano risulterebbe costituito in gran parte da banche e controparti legate alla stessa UniCredit. L’analisi finanziaria tedesca contesta in radice la convenienza dello scambio, ritenuto privo di un premio in grado di ripagare il rischio.

Il calcolo della banca bersaglio evidenzia uno sconto intrinseco rispetto alle quotazioni di Borsa degli ultimi giorni. I soci aderenti non parteciperanno al prossimo adeguamento del dividendo previsto da UniCredit nel novembre 2027, subendo una penalizzazione sulle cedole. L’esecutivo federale tedesco, titolare di una partecipazione del 12%, continua a sostenere l’indipendenza della banca in funzione della tutela dell’economia nazionale, erigendo uno scudo politico attorno al piano di crescita in solitaria. Un portavoce ha rimarcato come le azioni Commerzbank abbiano scambiato sopra il valore implicito dell’offerta per quasi l’intera durata della finestra di adesione.

L’integrazione forzata impone riflessioni sui requisiti patrimoniali e attiva il faro dei regolatori europei. Il consolidamento contabile, obbligatorio al superamento della soglia del 50% del capitale, ridurrà il CET1 ratio di UniCredit di 280 punti base. La Bce monitora la crescente influenza italiana e, come riportato da più fonti vicine al dossier, valuta l’imposizione di un consolidamento anticipato. Una decisione in grado di accelerare gli impatti sui ratio di solidità del gruppo.

A dispetto delle asprezze dialettiche, negli ambienti di Francoforte si ritiene che Commerzbank stia lasciando aperta una fessura diplomatica. L’istituto si dichiara disposto a intavolare discussioni a fronte di una reale volontà di UniCredit di affrontare le criticità sul tavolo. Le condizioni tedesche restano un premio d’acquisto attraente per gli azionisti, ostacolo complesso per i vincoli di legge sull’offerta, e un piano industriale rispettoso dei fattori chiave di successo del modello di business locale. Il mandato della base azionaria, secondo Francoforte, resta l’esecuzione rigorosa della strategia Momentum 2030. I soci di minoranza e i grandi fondi internazionali decideranno le sorti del comparto, scegliendo tra il ruolo di comprimari in un gigante paneuropeo o la difesa della seconda banca di Germania.

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