La strage dei sub italiani alle Maldive, le ipotesi: senza più orientamento, incastrati o avvelenati

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Alimathà è la porta su uno dei fondali più scenografici dell’Oceano Indiano. Chi c’è stato la descrive come «un paradiso in terra», ma ora quelle parole suonano inappropriate e stridenti. Cinque italiani sono morti ieri durante un’immersione. Sub esperti, istruttori e ricercatori che volevano conoscere, scoprire, studiare i “kandu”, canali naturali tra la laguna interna e il mare aperto, e le grotte di Alimathà. Un labirinto di anfratti corallini risultato fatale. Monica Montefalcone, 52 anni, studiosa di biologia marina e docente di Ecologia a Genova e la figlia ventitreenne Giorgia Sommacal, la ricercatrice torinese Muriel Oddenino e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Omegna, si sono immersi e sono rimasti intrappolati. Le ricerche dei corpi sono andate avanti tutta la notte: «Operazioni ad alto rischio», spiegano le Forze di difesa delle Maldive, «che richiedono numerosi uomini e attrezzatura specializzata». Il Consolato e l’Ambasciata a Colombo, insieme alla Farnesina, sono in costante contatto con le autorità locali e il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue l’evolversi della situazione.

Il dolore e il cordoglio si intrecciano con le ricerche e gli accertamenti. Secondo le prime ricostruzioni delle autorità maldiviane, impegnate a fare chiarezza sull’accaduto, i cinque sub si sarebbero tuffati dalla Safari boat Duke of York, panfilo di 36 metri della Luxury Yacht Maldives, salpata per una crociera di una settimana la scorsa domenica dal porto di Malè, con a bordo una trentina di turisti. I cinque sub italiani erano persone esperte, impegnate in una missione di ricerca oceanografica. Così avrebbero deciso di esplorare quelle grotte. La visita nella prima, poi l’ingresso nella seconda, che si estende fino a una profondità intorno ai 60 metri ed è lunga circa 260. Ed è lì, presumono gli esperti, che avrebbero perso l’orientamento e invano avrebbero cercato una via d’uscita spostando fango e sabbia. «In queste situazioni non si vede più nulla, nemmeno con una torcia subacquea». Il rischio è di rimanere intrappolati e che l’ossigeno finisca.

È troppo presto per stabilire con certezza le cause della tragedia. Tra le ipotesi anche la “tossicità da ossigeno” o “iperossia”, una condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione ed elevate concentrazioni di ossigeno durante le immersioni profonde. Non solo. Ad impedire la risalita delle vittime potrebbero essere state pure le condizioni meteo o improvvise correnti ascensionali. Il Met Office aveva emesso un’allerta gialla sull’area per il vento forte e i media maldiviani precisano che le immersioni ricreative nel Paese sono consentite fino a una profondità massima di trenta metri.

I cinque sub volevano osservare e analizzare il fondale e le grotte di una di quelle isole coralline sparse per circa ottocento chilometri attraverso l’equatore nell’Oceano Indiano. Volevano scoprire l’Atollo Vaavu, noto anche come Felidhoo Atoll, in cui è frequente incontrare squali grigi di barriera, squali pinna bianca, squali nutrice, aquile di mare, barracuda, tonni e, in alcune stagioni, mante e squali martello. Per passione e studio si erano uniti alla crociera scientifica dove semplici turisti si trovano accanto ai ricercatori per aiutarli a raccogliere dati utili. A organizzare il viaggio sullo Yacht Duke of York è il tour operator specializzato “Albatros Top Boat”. L’iniziativa, nata nel 1996 dall’idea di sei amici, «coniuga il piacere del viaggio, il valore della conoscenza e la bellezza delle immersioni nei luoghi più iconici dell’arcipelago».

Atolli che diventano trappole. A febbraio 2019, tre sub italiani sono rimasti incastrati in un tunnel durante un’immersione in una grotta sommersa nel lago El Dudu, nella Repubblica Dominicana, mentre a Ferragosto 2015 altri non sono tornati in superficie dopo una immersione a largo dell’isola di Sangalaki, a est del Borneo. Sui social, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini lascia un messaggio: «La tragedia che ha colpito l’Università degli Studi di Genova scuote profondamente tutta la comunità accademica italiana. Ci sono dolori davanti ai quali le parole non bastano». E il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi rivolge alle vittime e alle loro famiglie «pensieri e preghiere». Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci non nasconde lo «sgomento» e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio rivolge un pensiero «alle famiglie e alle comunità colpite dalla tragedia». La sindaca di Genova Silvia Salis scrive di un «dolore che colpisce una comunità che ogni giorno lavora per produrre conoscenza, trasmetterla alle nuove generazioni e metterla al servizio della tutela dell’ambiente e del mare».

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