Lega, Salvini rinvia la resa dei conti: “Adesso non ho tempo per le polemiche”

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Alla fine, Matteo Salvini riesce a evitare la resa dei conti. L’operazione, per quanto difficile potesse sembrare alla vigilia, al segretario della Lega – che aveva convocato a sorpresa un direttivo regionale della Lombardia – è riuscita. Nonostante le tre ore abbondanti di riunione e nonostante la lunga lista di interventi. O forse proprio per quello: Salvini ha scelto di ascoltare, soprattutto i più critici nei suoi confronti, lasciando a ciascuno lo spazio per mettere sul tavolo eventuali obiezioni. Un modo per misurare fino a che punto il dissenso fosse disposto a manifestarsi apertamente. «Sono aperto e disponibile al dialogo ma non alle divisioni», avrebbe detto iniziando il suo lungo intervento durato circa 45 minuti davanti a segretari provinciali, deputati e colleghi ministri (presenti Roberto Calderoli e Alessandra Locatelli). La pacatezza, o “modalità zen” come l’ha descritta qualcuno dei presenti, del segretario è servita a placare almeno per un po’ le tensioni. Al centro del dibattito, come sempre, le istanze del Nord, che a detta dei lombardi vengono troppo poco ascoltate. Ma il messaggio del leader è chiaro: la discussione è legittima, ma deve fermarsi prima di trasformarsi in una frattura. E promette che sarà più duro con gli alleati quando ostacolano le battaglie identitarie della Lega. E a supporto di questa tesi porta un nutrito elenco di obiettivi raggiunti per il territorio: «Numeri alla mano – aveva anticipato in un insolito punto stampa prima di entrare nel quartier generale di via Bellerio – questo governo sta investendo in Lombardia, in opere pubbliche e lavori una cifra che non ha precedenti nella storia. Solo le due opere dell’alta velocità Milano-Venezia e Milano-Genova si aggirano intorno ai 30 miliardi, più del doppio del Ponte di Messina». E ancora: «L’autonomia sta facendo passi in avanti, il federalismo fiscale per la prima volta ha dei soldi a coprirlo. E oggi abbiamo più di 200 sindaci in Lombardia e 548 in tutta Italia». Poi la previsione: «Conto alle prossime politiche di arrivare con una lega sopra il 10%. A quel punto, se gli alleati me lo chiederanno, potrei tornare al Viminale». Poi lo sguardo a Pontida, dove il segretario si aspetta «migliaia di partecipanti».

Il direttivo lombardo, in realtà, doveva rappresentare il primo vero banco di prova dopo le tensioni emerse negli ultimi mesi. Da una parte la richiesta, avanzata da una parte della classe dirigente del Nord, di rilanciare con più decisione i temi identitari e territoriali. Dall’altra la necessità, rivendicata dalla segreteria federale, di mantenere una linea unitaria e nazionale. A riprova di un malessere nordista, nei giorni scorsi il presidente lombardo Attilio Fontana aveva pure condiviso in una chat leghista una bozza di statuto per un nuovo partito di impronta federalista. Non un tentativo concreto di scissione ma «un modo per manifestare il malessere dei territori», avrebbe spiegato il segretario regionale Massimiliano Romeo durante la seduta in difesa di Fontana. Il confronto interno, comunque, è il riflesso dei nuovi equilibri che si sono creati dopo l’elezione di Romeo alla guida della Lega lombarda, passaggio che ha rafforzato il peso della componente storica del partito nel dibattito sulla strategia futura.

Consapevole del rischio che il confronto degenerasse in una resa dei conti, nel suo intervento Salvini ha insistito sull’unità, sostenendo che non è il momento di alimentare divisioni interne e che la Lega deve concentrarsi sulle priorità di governo e sulle prossime sfide. Il tentativo è quello di depotenziare il significato politico dello scontro lombardo, presentandolo come un normale confronto programmatico e non come l’apertura di una nuova fase congressuale: «Nessun malumore. Non perdiamo tempo con le ricostruzioni dei giornali. Abbiamo tante cose da fare», ha smorzato.

Restano però le tensioni: le richieste sempre più insistenti che arrivano dalle segreterie provinciali della Lombardia – più autonomia, maggiore attenzione al Nord e una riflessione sull’identità del partito – difficilmente si esauriranno con un appello all’unità. Il direttivo ha certificato che il dibattito esiste e che attraversa la principale roccaforte della Lega. —

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