Sul punto più delicato della trattativa programmatica del Campo largo che deve ancora cominciare, è possibile che l’assemblea di Nova, chiamata a rinnovare il mandato di leader del Movimento 5 Stelle a Conte, nel momento difficile in cui deve sedersi a trattare sul testo comune con gli alleati del centrosinistra, limiti il mandato dell’“avvocato del popolo” nei termini prevedibili del «basta mandare aiuti in armi all’Ucraina». Non sarebbe una novità, per chi ha seguito le ultime uscite dell’ex-premier. Ma certo, un conto sono le parole, che possono essere sempre modificate o smussate di giorno in giorno. E un conto invece sono i documenti scritti, che Conte proporrebbe alla “sua” assemblea sapendo di interpretarne il sentimento più diffuso. Un sentimento corrispondente anche a un pezzo importante della base del Pd, come ha dimostrato l’intervento recente della leader dei giovani Dem Virginia Libero, che è arrivata a dirsi pronta a «organizzare i disertori».
Si tratti di conquistare l’animo profondo della base pentastellata o di prepararsi alle primarie con una piattaforma di partenza che può rastrellare consensi nei gazebo anche tra i Pd, né oggi né domani Conte farà qualcosa per moderare la spinta pacifista dei suoi. Lasciando a Schlein, se vuole, l’onere di sostenere la linea della solidarietà in armi a Zelensky. Ma non si tratta, per il leader del Movimento, che riceverà un largo consenso malgrado gli attacchi quotidiani di Grillo contro di lui, di prepararsi alla rottura con il Pd come nel 2022. L’ex-premier ha ben chiaro che stavolta il centrosinistra può vincere e non ha voglia di trascorrere altri cinque anni all’opposizione, sebbene la rottura gli consentirebbe di fare il pieno dei consensi dei 5 stelle, mentre l’accordo – specie se alla fine non si trovasse un terzo nome e fosse Schlein la candidata premier – farebbe alzare l’asticella dell’astensione in casa M5S. Ma sarà che ormai ha una certa esperienza politica, sarà che non ha dimenticato del tutto il suo vecchio mestiere di avvocato, l’ex-premier sa che in qualsiasi trattativa è meglio partire da posizioni lontane, per poter ottenere di più. E soprattutto per accordarsi, se si decide, all’ultimo giro del negoziato: quando l’interlocutore, sfinito, è disposto a concedere ciò che all’inizio aveva risolutamente negato.

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