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Manovra, torna il taglio Irpef fino a 55mila euro: ecco quanto si risparmia. Bonus mamme, cosa cambia

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Fino a 500 euro di risparmio all’anno sulle tasse, da aggiungere ai benefici già introdotti con la precedente riduzione delle aliquote. È la posta in gioco dell’ultimo confronto nella maggioranza sulla legge di Bilancio 2027. Il governo prova a recuperare il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 55mila euro, una misura che sembrava definitivamente accantonata per mancanza di risorse e che invece è tornata sul tavolo alla vigilia del Consiglio dei ministri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di verificare fino all’ultimo la possibilità di finanziarla. Il Tesoro è al lavoro sulle coperture, ma la decisione definitiva resta legata ai conti.

La manovra, dal valore complessivo di circa 23,5 miliardi di euro, punta anche a rafforzare gli aiuti alle famiglie, ridurre il peso delle tasse sui primi stipendi dei giovani e rendere più conveniente la tredicesima per i lavoratori con redditi bassi. Tra le novità allo studio ci sono il potenziamento del bonus mamme, una flat tax per i neoassunti e nuove risorse per favorire il pensionamento anticipato.

Irpef, chi guadagna fino a 55mila euro e quanto risparmia

Il progetto prevede di allargare lo scaglione Irpef soggetto all’aliquota del 33%, che attualmente arriva a 50mila euro di reddito imponibile. La nuova soglia salirebbe a 55mila euro, lasciando invariata al 43% l’aliquota applicata alla parte di reddito superiore. Il vantaggio fiscale riguarderebbe quindi chi supera i 50mila euro annui. Per un contribuente con un imponibile di 51mila euro, il risparmio sarebbe di 100 euro all’anno. Salirebbe a 200 euro per chi ne guadagna 52mila, a 300 euro per 53mila e a 400 euro per 54mila. A quota 55mila euro il beneficio raggiungerebbe i 500 euro, pari a circa 42 euro al mese su dodici mensilità. Il risparmio massimo teorico complessivo potrebbe arrivare a 940 euro annui, sommando i 500 euro del nuovo intervento ai 440 euro già derivanti dalla riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% introdotta per il 2026. L’importo effettivo dipenderà tuttavia dalle detrazioni e dagli eventuali meccanismi correttivi previsti dalla normativa. L’estensione dello scaglione avrebbe un costo stimato di circa 1,2 miliardi di euro. È questa la cifra che il ministero dell’Economia deve individuare per consentire l’inserimento della misura nella legge di Bilancio.

Bonus mamme, più aiuti per chi lavora e ha figli

Un altro capitolo centrale riguarda le madri lavoratrici. Il governo valuta il rafforzamento della decontribuzione, intervenendo sia sull’entità del beneficio sia sul numero delle donne che possono accedervi. Per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli è già previsto, a determinate condizioni, un esonero contributivo fino a 3mila euro all’anno. Le ipotesi in discussione sono due: aumentare il valore dello sgravio oppure ampliare il sostegno alle donne con due figli. Il nuovo intervento dovrà coordinarsi con il bonus mamme già previsto per il 2026, che riconosce un contributo di 60 euro mensili, fino a 720 euro annui, alle lavoratrici con almeno due figli e reddito da lavoro non superiore a 40mila euro, nel rispetto degli altri requisiti previsti. La scelta definitiva dipenderà dalle risorse disponibili. L’obiettivo dichiarato è sostenere l’occupazione femminile e alleggerire il costo del lavoro per le famiglie con figli.

Giovani, flat tax al 5% e mini-Irpef

La manovra riserva un pacchetto di agevolazioni ai lavoratori più giovani. Tra le misure allo studio c’è una mini-Irpef per gli under 30 con redditi contenuti, accompagnata da un’imposta sostitutiva del 5% per determinate categorie di neoassunti fino a 35 anni. Per quest’ultima agevolazione si valuta una soglia reddituale compresa tra 30mila e 35mila euro, mentre restano da definire le condizioni di accesso e la durata del beneficio. Il governo intende inoltre rafforzare gli incentivi fiscali alle imprese che assumono. La deduzione maggiorata potrebbe arrivare al 140% del costo del lavoro per l’assunzione di giovani e al 180% per quella di giovani madri, secondo le ipotesi ancora in discussione.

Tredicesime più ricche, tasse al 10% o al 15%

Un altro intervento riguarda le tredicesime dei lavoratori con redditi più bassi. L’esecutivo sta valutando l’applicazione di un’aliquota fiscale agevolata, che potrebbe essere fissata al 10% oppure al 15%. La misura permetterebbe di aumentare l’importo netto della mensilità aggiuntiva senza modificare la retribuzione lorda. Restano però da stabilire la soglia di reddito entro la quale applicare lo sconto e le modalità del nuovo regime fiscale.

Pensioni, un miliardo per anticipare l’uscita

Sul fronte previdenziale la maggioranza avrebbe raggiunto un’intesa per istituire un fondo da poco meno di un miliardo di euro destinato a finanziare nuove forme di flessibilità in uscita. La legge di Bilancio dovrebbe limitarsi ad accantonare le risorse, rinviando a un successivo provvedimento, atteso all’inizio del 2027, la definizione delle modalità di pensionamento anticipato. Resta in discussione anche l’ipotesi di consentire l’uscita a 64 anni a una platea più ampia di lavoratori, compresi quelli che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996. Il costo stimato dell’intervento, circa 1,5 miliardi di euro, supera però le risorse attualmente previste.

Flat tax fino a 100mila euro e bollo auto

Per i lavoratori autonomi torna l’ipotesi di elevare da 85mila a 100mila euro la soglia di ricavi o compensi per accedere al regime forfettario. L’ampliamento sarebbe accompagnato da nuovi obblighi Iva oltre gli 85mila euro, per rispettare i vincoli europei. Tra gli interventi destinati alle famiglie numerose figura anche l’estensione dell’esenzione dal bollo auto. Il beneficio potrebbe riguardare i nuclei con almeno quattro figli che utilizzano veicoli da sei a nove posti, con potenza fino a 133 kilowatt.

Il nodo delle coperture: banche ed energia

A decidere il destino delle ultime misure saranno soprattutto le risorse disponibili. Una parte delle coperture della manovra dovrebbe arrivare dal contributo richiesto a banche, assicurazioni e società energetiche. Per il settore finanziario si ragiona su un intervento fiscale complessivo da circa 5 miliardi di euro, anche attraverso modifiche all’addizionale Ires e ad altri meccanismi tributari. Resterebbero escluse da alcune forme di prelievo le banche di credito cooperativo, le popolari e le fondazioni impegnate nel sostegno al terzo settore. Sul fronte energetico sono allo studio ulteriori interventi fiscali, mentre il governo ha proseguito il confronto con Bruxelles sui margini di flessibilità consentiti dalle regole europee. La partita decisiva rimane quella dell’Irpef. Se il Tesoro riuscirà a individuare le coperture necessarie, il taglio per i redditi fino a 55mila euro potrà entrare nella manovra. In caso contrario, l’intervento potrebbe essere rinviato alla discussione parlamentare, lasciando per il momento invariato il limite dei 50mila euro.

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