«Dobbiamo tornare al nucleare, non perché costa meno, ma perché ci dà una sicurezza energetica straordinaria. Se avessimo avuto una quota di nucleare, oggi non ci troveremmo ad avere il gas molto più alto e quindi il costo dell’energia elettrica molto più alto, perché ancora produciamo energia elettrica per il 50% da gas». Dal palco del 55esimo convegno di Confindustria Giovani a Rapallo, Emma Marcegaglia rilancia la questione del ritorno all’atomo. «Bisogna parlare con tutte le forze politiche, anche con l’opposizione» ha detto, rivolgendosi a Elly Schlein seduta in platea. A sostegno della sua posizione ha citato uno studio del RINA, secondo cui il nucleare è la fonte di produzione energetica meno pericolosa al mondo.
Il punto di partenza del suo ragionamento è la crisi energetica in corso. «Prima ancora della crisi di Hormuz, il prezzo dell’energia in Italia era già superiore alla media europea – dice – , a sua volta più elevata di quella statunitense. Con la crisi, il divario si è allargato ulteriormente: oggi le imprese italiane pagano l’energia il 60-70% in più rispetto ai principali concorrenti». Secondo un rapporto del Centro Studi di Confindustria, l’incidenza dei costi energetici sui costi complessivi è salita dal 3,9% al 4,9%, con il rischio di arrivare al 5,9%. A questo si aggiunge il rincaro dei noli marittimi, cresciuti del 40-50%, e quello di materie prime e trasporti, in un quadro in cui i costi di produzione aumentano su più fronti contemporaneamente.
Di fronte a questo scenario, la tentazione di intervenire sulle accise esiste, e Marcegaglia non la ignora. Ma è meglio indirizzare le risorse verso gli investimenti piuttosto che verso sussidi al consumo. «Dirò una cosa un po’ antipatica, ma sono d’accordo. La risposta alla crisi energeticA, nella sua lettura, passa per tre direttrici. La prima e più immediata riguarda le rinnovabili. «La cosa più efficace da fare oggi è investire in rinnovabili» ha detto, indicando come priorità “lo sblocco delle circa quattromila autorizzazioni ferme” e proponendo incentivi diretti alle imprese e ai cittadini che decidano di investire in questo settore. «Se non incominciamo mai, non arriviamo mai» dice, riconoscendo al governo il merito dell’energy release, lo strumento che consente alle aziende con consumi elevati di acquistare energia a 65 euro per megawattora per tre anni, in cambio di investimenti in capacità rinnovabile.
La seconda direttrice è il nucleare, che nella visione della presidente non è alternativa alle rinnovabili ma complementare. «Prima vengono le rinnovabili, io sono una che sta investendo moltissimo in questo settore, e le rinnovabili sono una parte essenziale del nostro mix energetico» ha precisato. Ma per un paese manifatturiero come l’Italia, affidarsi alle sole fonti intermittenti non è sufficiente. Serve una fonte stabile, programmabile, indipendente dalle fluttuazioni del mercato del gas.
La terza è una quota residua di gas, «possibilmente abbinata a tecnologie di cattura della CO2 che ne neutralizzino le emissioni».
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