Il protocollo Albania: «è compatibile con le normative Ue» ma a «condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati». Tra questi il diritto alla salute, all’assistenza medica e alla corretta difesa. Lo mette nero su bianco l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, Nicholas Emiliou, nelle sue conclusioni in relazione alla causa intentata da due migranti che dopo un decreto di espulsione erano stati trasferiti da un cpr in Italia a Gjader. Qui avevano fatto domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d’Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, che si è rivolta a sua volta alla Corte di Giustizia europea.
Stamattina l’avvocato generale ha reso nota la sua posizione sul contenzioso giuridico offrendo un orientamento ai giudici che dovranno dirimere la questione. La sentenza definitiva arriverà a giugno e la Corte potrebbe anche assumere una posizione diversa da quella di Emiliou, secondo cui il diritto dell’Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato è obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Ue per i migranti. Tra questi menziona il diritto all’assistenza legale, all’assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti. In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l’accesso all’assistenza medica e all’istruzione. Inoltre, l’avvocato rileva che la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di quello Stato. Allo stesso tempo però, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell’Unione, compreso il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame, per evitare un trattenimento illegittimo.
Il caso
Il Cpr si allarga: da 70 a 180 posti. Ma all’interno niente sedie, rifiuti e materassi a terra

Cristina Durigon, avvocata dei due migranti dice a La Stampa che «questo è solo un orientamento proposto, ma che rivela come sia necessario garantire tutti i diritti alle persone trattenute. In caso contrario si creerebbe un trattamento differenziato e discriminatorio». E aggiunge: «Aspettiamo la sentenza intanto l’accento posto sul rispetto dei diritti mi sembra positivo».
Festeggia, invece, la maggioranza: «Il parere della Corte Ue smonta definitivamente il castello di bugie della sinistra e delle toghe rosse – commenta Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia -I fatti dimostrano che il modello voluto dal governo Meloni è vincente e riconosciuto in Europa».
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