La noia che alimenta la ricerca di emozioni forti. Non sembrano, almeno in questa fase, saper fornire altra giustificazione i dieci ragazzi, neomaggiorenni o comunque poco più che ventenni, comparsi negli interrogatori davanti due gip del Tribunale di Milano dopo essere stati arrestati per la loro partecipazione alle violenze delle scorso fine settimana contro le forze dell’ordine e i negozi.
«Volevo sentirmi vivo e provare emozioni», ha detto Christian C., 21 anni, bloccato dalla polizia dopo essere entrato domenica pomeriggio con il passamontagna calato sul volto alla Decathlon e aver razziato tutto quello che è riuscito a infilare in un borsone appena rubato. La maggior parte degli arrestati ha detto di essersi fatto influenzare dal comportamento di quella confusa e indistinta massa nera che aveva come unico intento quello di «fare casino» senza una qualsivoglia istanza di protesta politica.
Arrivati in centro a Milano dai comuni dell’hinterland e di province vicine, dove vivono, spinti soltanto dalla «curiosità» di vedere e di immortalare in video da pubblicare su TikTok e Instagram cosa sarebbe successo. Il primo giorno, sabato, per la manifestazione indetta dalla rete “Italia in piazza”. L’indomani, domenica, per le miriadi di post anonimi che inneggiavano all’assalto degli esercizi commerciali dei grandi marchi di abbigliamento e di telefonia.
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Solo in pochi – nei colloqui con i giudici – hanno detto di essere scesi in piazza per manifestare un disagio che affonda le radici nelle crescenti difficoltà economiche e sociali legate al carovita. «Mi sono fatto influenzare da quanto stava succedendo e dalla rabbia per la situazione che sta vivendo la mia famiglia con mio padre che stanno licenziando», la spiegazione data da Marco L., anche lui di 21 anni e arrestato per aver lanciato la qualunque contro gli agenti.
Tra i minorenni – come spiegano fonti del Tribunale di via Leopardi – impegnati da quattro giorni con le udienze di convalida dei 35 arrestati, cifra record per un singolo weekend, è emersa la «grande inconsapevolezza della gravità dei reati commessi» da parte di ragazzini tra i 14 e i 17 anni, di cui l’88% al primo problema con la legge.

Davanti ai giudici minorili hanno spiegato di essere venuti a Milano, chiamati da loro amici o aver letto dei messaggi che circolavano in piccoli gruppi WhatsApp e Telegram. «Se non spacchi nulla e prendi le cose dai negozi non ti succede nulla», gli sarebbe stato detto. Ed è così che in molti hanno ammesso solo di aver saccheggiato dagli scaffali giacche, felpe, magliette e scarpe e negato di aver contribuito a spaccare vetrine e ingressi. Solo per tre ragazzi i gip del Tribunale ha ritenuto idonea la custodia cautelare in un istituto di pena minorile. Per gli altri arrestati, in linea con le richieste dei pm della procura dei minori, sono state adottate, valutando di caso in caso, misure meno afflittive come il collocamento in una comunità o la permanenza in casa.
Intanto, si lavora a livello istituzionale per evitare che domani possano ripetersi le scene di guerriglia urbana andate in scena meno di una settimana fa. L’allerta è massima, ma anche l’incertezza. In centro non sono state convocate manifestazioni. L’obiettivo è scongiurare l’arrivo di migliaia di giovani e giovanissimi che, facendosi forza su grandi numeri, possano di nuovo colpire i negozi dello shopping. Ed è così che sabato con poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili ci saranno anche 400 dei 500 militari della Folgore inviati dal governo. Schierati in squadre da cinque e dotati delle jeep Lince con livrea mimetica, saranno dislocati in centro e nelle stazioni per rinforzare i numerosi presidi delle forze dell’ordine. Le altre incognite potrebbe arrivare dall’area estremista. Da sinistra a destra.
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L’appuntamento indetto più di mese fa in solidarietà di un militante antifascista arrestato in Ungheria dalla galassia anarchica milanese è stato cancellato. La motivazione è quella di «non frammentare le piazze». Il timore è che possano comparire nella zona del Duomo qualora si verificassero dei disordini. Sono alla finestra anche le realtà antagoniste e dei collettivi studenteschi, che si stanno riunendo in assemblea per valutare il da farsi. Si rincorrono anche voci di iniziative estemporanee dei movimenti dell’ultradestra, vicini agli ambienti ultrà.
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