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Moschea a Torino, la Regione torna all’attacco: “Ombre di fanatismo su uno dei predicatori”

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Non si ferma la crociata della Regione contro il progetto della moschea nell’ex Nebiolo, nella periferia Nord di Torino. Dopo l’annuncio di una «ferma contrarietà» da parte del governatore Alberto Cirio, che ha promesso di «utilizzare tutti gli strumenti amministrativi» del Grattacielo per approfondire ed eventualmente fermare l’intervento, a tornare sul tema è il vicepresidente Maurizio Marrone.

Questa volta l’attacco si sposta su chi, almeno potenzialmente, potrebbe «predicare nella maxi Moschea». Il dito è puntato su Gabriele Iungo, figura di spicco della Confederazione islamica italiana, che ha ottenuto il permesso a costruire per il grande spazio tra via Bologna e corso Novara: «Le comparsate tv con l’italiana islamista andata a combattere in Siria nelle file dell’Isis, l’appello a favore del velo integrale, l’apologia dell’imam che brandisce la spada dentro alla Chiesa di Santa Sofia convertita in moschea a Istanbul, la grafica social con i deltaplani di Hamas che attaccano i villaggi il 7 ottobre. Protagonista è sempre lui, convertito all’islam con il nome di Shaykh Ibrahim, predicatore e docente di «scienze islamiche attivo a Torino», attacca Marrone, che oggi ha preso parte alla manifestazione organizzata da Gioventù Nazionale Torino all’Ex Nebiolo dal titolo: «Mai califfati nella nostra città, Stop Torinistan». Nel frattempo, anche Futuro Nazionale raccoglieva 1.200 firme contro il progetto nei suoi banchetti.

«È questo l’insegnante della Confederazione Islamica Italiana cui Lo Russo affiderebbe studentati, aule studio e biblioteche della periferia nord di Torino? – continua il vicepresidente di FdI –. Sono queste le guide religiose che dovrebbero garantire l’integrazione delle seconde generazioni di immigrati?». Il progetto che ha appena ottenuto il via libera dal Comune, perché i cantieri possano iniziare entro fine anno, prevede sì un centro di aggregazione di religione musulmana per quasi 1000 fedeli, ma anche uno studentato da 90 posti convenzionato con Edisu, biblioteche, aule studio, una palestra aperta a tutti e spazi per formazione e iniziative inter-culturali e inter-religiose. Continua Marrone: «Se un sindaco vende uno spazio pubblico ad uno Stato estero islamico per costruire una mega moschea con un minareto di 20 metri ci stupiamo se sono questi i predicatori che vengono legittimati? Se poi quello Stato è lo stesso Marocco che ha favorito l’invasione di Ceuta per destabilizzare la Spagna, costringendoci a sospendere Shengen, siamo sempre più determinati con la nostra legge regionale a tenere questo fanatismo alla larga dai nostri campanili e quartieri torinesi». Il costo dell’operazione è stimata intorno ai 17 milioni di euro, di cui otto finanziati dal Re del Marocco Mohammed VI attraverso il ministero del Culto di Rabat; i restanti nove dovrebbero arrivare da raccolte fondi, donazioni private o da associazioni islamiche internazionali.

«La figura di Gabriele Iungo – prosegue l’assessore con delega al Lavoro – è da alcuni anni al centro del dibattito per una serie di episodi che sollevano pesanti ombre sulla sua visione dell’Islam, sui modelli che propone e sui rischi che possano emergere dal suo ruolo educativo e culturale nei confronti delle nuove generazioni che frequentino la moschea. Nel 2009 comparve nella trasmissione Pomeriggio Cinque insieme a Maria Giulia Sergio, la donna italiana convertita all’Islam che sarebbe diventata nota come Fatima Az Zahra. Nel 2011 entrambi risultarono tra i firmatari di un appello a favore del niqab, il velo integrale che lascia scoperti soltanto gli occhi. Negli anni successivi Sergio raggiunse la Siria e venne condannata in contumacia a nove anni di reclusione per terrorismo internazionale legato alla sua adesione all’Isis».

Nel 2017 «un’inchiesta giornalistica svelò alcuni contenuti che sarebbero comparsi sui suoi profili social. Tra questi, una fotografia dedicata a Ibn al-Khattab, noto come Emir Khattab, combattente islamista di origine saudita attivo in Cecenia e accusato di gravi atrocità durante il conflitto. Nel 2020, durante la trasformazione a Istanbul della chiesa di Santa Sofia in moschea, Iungo intervenne a sostegno dell’imam che durante l’occasione tenne la predica impugnando una spada, in segno di conquista». Infine «ancor più recente è il caso dell’immagine dei parapendii armati di Hamas che il 7 ottobre 2023 penetrarono in Israele durante l’attacco nel quale vennero massacrati civili, compresi i partecipanti al festival musicale Nova. Secondo notizie stampa Iungo avrebbe caricato l’immagine come copertina del suo profilo Facebook, salvo rimuoverla e negare di averlo fatto».

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