Mostre d’arte, convegni e un museo: così rinascerà la villa di Federico Zeri

0
1

Mai con i quadri. Nel suo unico romanzo giallo così intitolato il grande storico dell’arte Federico Zeri (1921-1998) immaginava un delitto nel bel mezzo di un ricevimento in un chiostro romano e vi affidava tutto il suo scetticismo sui protagonisti del suo settore. Mai con i quadri, mai con i collezionisti, mai con i galleristi… Le idee anticonformiste del “conte dell’occhio” sono note, ma quello che forse neppure lui poteva immaginare è che la donazione della sua villa di Mentana a nord di Roma ci avrebbe messo trent’anni a diventare un progetto completo.

Alla sua morte nel 1998 Zeri lasciò il complesso progettato a inizio anni ’60 da lui con l’architetto Andrea Busiri Vici all’Università di Bologna, che nei primi anni 2000 trasferì la biblioteca di 60mila volumi e 37mila cataloghi e la fototeca di 300mila immagini di opere d’arte sotto le due Torri svuotando la villa della sua funzione originaria. Costi elevati, contenziosi con la soprintendenza e un’asta andata deserta hanno portato finalmente a un recente intervento del ministero della Cultura. Rilevando la gestione e affidando la villa all’istituto ministeriale del Pantheon e Castel Sant’Angelo il ministro Giuli ha sbloccato la situazione, sollevando l’Alma mater dai compiti di pubblica fruizione e garantendo i fondi necessari al restauro.

«Villa Zeri entrerà a far parte della rete museale nazionale e diventerà un luogo di studio, formazione e produzione culturale – spiega Giuli -. La dimora di Mentana custodisce la memoria di Federico Zeri, uno dei più autorevoli storici dell’arte del Novecento, insieme al suo metodo e alla sua idea della conoscenza come esercizio critico. L’accordo con l’Università di Bologna consentirà di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini. È compito delle istituzioni trasformare le grandi eredità della cultura italiana in capitale pubblico e consegnarle alle giovani generazioni per generare ricerca, creatività e nuova partecipazione».

Il programma Villa Zeri. Abitare le immagini prevede la realizzazione di mostre temporanee dedicate ai principali temi di ricerca dello storico dell’arte, convegni, seminari, attività didattiche, progetti editoriali e iniziative di alta formazione sviluppate insieme all’Università di Bologna e alla Fondazione Federico Zeri. Si prevede inoltre la musealizzazione di una parte della villa, l’avvio di attività di conservazione e restauro e la realizzazione di residenze d’artista. Un’iniziativa che si inserisce nella strategia ministeriale di consolidamento e ampliamento di una rete di case museo, luoghi della memoria e dimore di studiosi e artisti, di cui già fanno parte quelle dell’anglista Mario Praz, dello scultore Hendrik Christian Andersen, dello scrittore Pier Paolo Pasolini, del pittore Giacomo Balla e il Museo Boncompagni Ludovisi per le arti e la moda.

Villa Zeri, in particolare, si sviluppa attorno a un cortile concepito dallo stesso proprietario per ospitare la sua collezione di epigrafi e iscrizioni romane, incastonate direttamente all’interno e lungo i muri della villa. Una casa-museo di ispirazione settecentesca piena di libri, dipinti e sculture, con un ricco roseto di cui prendersi cura. Il sommo critico detestava collezionismo e collezionisti, pur essendolo in definitiva lui stesso, specificando di non credere all’arte come investimento, ma come raccolta di emozioni, bellezza e momenti memorabili. Altrimenti, mai con i quadri.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it