Trenta adempimenti per aprire una gelateria, piattaforme digitali che non dialogano, regole e codicilli in perenne conflitto. Nella culla del diritto sono le troppe norme, paradossalmente, a frenare la crescita. E così, in un Paese a limitata autonomia energetica, con il prezzo del greggio e i carburanti alle stelle quattromila nuovi progetti per le rinnovabili (circa 50 miliardi di euro di investimenti) restano congelati nelle more dei lacci burocratici.

A pesare ci sono le proteste degli agricoltori, quelle degli ambientalisti, e infine le norme contrapposte. La tassa occulta della burocrazia non risparmia niente e nessuno. Al punto che secondo le ultime stime di Confindustria, ma anche di Cna e altre associazioni di categoria, si mangerebbe il 3-4 per cento del Pil. Questo significa che un artigiano spende ogni anno 313 ore del suo tempo per gli adempimenti burocratici e le imprese pagano il costo delle dieci più diffuse autocertificazioni 674 milioni di euro.
Maledetta burocrazia. Un “mostro” informe che ci insegue nelle interminabili file agli sportelli pubblici per un’esenzione sanitaria, nelle telefonate ai Cup per richiedere una visita specialistica, tra i numeri verdi per il blocco di una carta di credito. Cose semplici apparentemente, banali, alla portata di un click, ma per le quali ogni cittadino sottrae ore al lavoro. Tempi incerti in ogni contesto, per installare un semplice pannello solare sul tetto o avviare all’interno di un’attività già esistente un piccolo laboratorio per la tostatura della frutta (con emissioni esterne) per il quale occorrono oltre una serie di oneri, tra i 90-120 giorni e un extra di costi fino a 4-5 mila euro. Questo, se l’iter marcia per il verso giusto. Perché poi, a livelli poco più alti, si arriva agli esposti, ci sono i ricorsi, e si finisce quasi sempre (basta vedere cosa accade per le opere pubbliche o i nuovi insediamenti industriali) davanti al Tar o al Consiglio di Stato. Risultato: tutto fermo per mesi, anni. Le imprese chiudono o scappano all’estero, i lavoratori perdono i loro contratti e l’Italia resta ferma.
IL DOSSIER
Imprese, artigiani e tempi infiniti: la tassa occulta che mangia il Pil
ANNA MARIA ANGELONE

In questa nostra prima inchiesta giornalistica che La Stampa dedica alla burocrazia abbiamo cercato di raccontare il primo grande male “invisibile” che affligge l’Italia. Ce ne sono, naturalmente molti altri che affronteremo, dalla lentezza della giustizia, alle liste d’attesa, ai trasporti, agli investimenti nell’intelligenza artificiale, ai concorsi pubblici, e per farlo ci siamo dotati di un “contenitore” nuovo, fatto di un nucleo giornalistico che abbiamo audacemente chiamato “Spotlight”. Non per rincorrere un cliché di successo frutto del migliore e più raffinato giornalismo internazionale ma per indicare, circoscrivere, un percorso di confronto con i nostri lettori entro il quale affrontare temi e inchieste complesse con l’onestà e la credibilità che da più di un secolo e mezzo di storia contraddistinguono La Stampa e il lavoro dei suoi giornalisti.
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