Nicolò e l’odissea nella grotta: “Devo la vita ai soccorritori”

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«Posso solo dire grazie a coloro che sono venuti a soccorrermi. Non ho parole, se non grazie. Mi hanno salvato la vita». Nicolò Astori, speleologo di 20 anni, è tornato nella sua casa di Vezzi Portio, nell’entroterra di Finale Ligure. Sta bene, non ha un graffio. Eppure ha rischiato di morire.

Per più di 12 ore è rimasto immobile sul fondo di un pozzo, a 120 metri di profondità e 1.200 di quota. Una gamba schiacciata sotto un masso di quasi due quintali, nel buio della Grotta dei cinghiali volanti, sulle montagne di Garessio, nell’alta val Tanaro che va a confinare con la Liguria.

Il suo è un racconto di poche parole e di tanta gratitudine. «Non ho avuto il tempo di vedere le facce di tutti coloro che si sono prodigati per liberarmi e portarmi in superficie, ma avrei voluto abbracciarli uno per uno». Poi rivive gli attimi di quella discesa al buio.

Una grotta che Nicolò conosceva bene. «C’ero già stato altre cinque volte», racconta «Eravamo partiti in undici, poi a un certo punto ci siamo separati per seguire percorsi diversi. Noi eravamo in tre, io e due ragazze. Io stavo davanti, più in profondità. All’improvviso devo aver toccato qualcosa lungo la parete e ho sentito un rumore. C’è stata una frana e in un attimo mi sono trovato le gambe bloccate».

Così è stato salvato lo speleologo bloccato, le immagini dentro la grotta dei Cinghiali Volanti

Pochi istanti di silenzio, di spavento. Le due ragazze che erano alcuni metri più in alto stavano bene. Anche Nicolò stava bene. Miracolosamente illeso. «Non sapevamo cosa fare, abbiamo subito deciso che le ragazze sarebbero risalite per dare l’allarme e chiamare i soccorritori». Ancora Nicolò: «Avevo una gamba bloccata sotto il ginocchio da una roccia, ma potevo muoverla, sentivo il ginocchio e la caviglia ma non potevo liberarmi dal peso».

Il vero pericolo era il rischio di un’ipotermia e di problemi circolatori. «Avevo freddo, ero immobile e lo sono stato per quasi 12 ore. Eravamo entrati nella grotta alle 14.30. Alla fine sono stati liberato alle 3 di notte e portato fuori alle 5.30 del mattino».

Quando sono arrivati i soccorsi, la prima persona che ha parlato con Nicolò è stato un medico. Poi sono iniziate le vere procedure per liberare il ragazzo dalla morsa della roccia. I primi a entrare in azione sono stati gli uomini della Squadra disostruzione.

A raccontare le fasi dell’intervento è Daniele Fontana, vicepresidente vicario del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. «Chi era con lui si è mosso subito nel modo corretto: una persona è uscita dalla grotta per dare l’allarme, mentre gli altri sono rimasti accanto al ferito. Nicolò non è mai stato lasciato solo».

Dalle 17.30 è scattata la macchina dei soccorsi. «Abbiamo trasferito squadre e materiali con il supporto dell’elisoccorso di Azienda Zero. Erano presenti anche la stazione Sasp di Garessio, operatori del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Cuneo, i vigili del fuoco con i SAF di Cuneo e i volontari di Garessio».

«Il ragazzo era sul fondo del pozzo e la priorità era liberarlo. Avevamo predisposto diverse soluzioni tecniche e ottenuto anche le autorizzazioni necessarie da Questura e Prefettura nel caso fosse stato necessario intervenire direttamente sulla roccia con l’esplosivo. Alla fine non è servito. I tecnici specializzati hanno utilizzato dei materassini pneumatici che hanno consentito di sollevare il masso e liberare l’arto». Nicolò è stato liberato intorno alle 2.30 del mattino.

Ma il lavoro non era ancora concluso. «Una volta liberato il ragazzo, bisognava capire quali fossero le conseguenze dello schiacciamento. Per questo abbiamo allestito una tenda sanitaria all’interno della grotta, dove i medici hanno potuto effettuare le prime valutazioni. Fortunatamente il quadro clinico era buono. Non c’erano fratture tali da richiedere il trasporto in barella e questo ha cambiato completamente la prospettiva del recupero».

Fondamentale è stato anche l’atteggiamento del giovane speleologo. «È un ragazzo esperto, abituato a frequentare questo ambiente. È rimasto lucido, collaborativo, sempre orientato a un obiettivo: uscire. Questa è stata una risorsa importante anche per chi stava lavorando accanto a lui».

Alle prime luci del giorno il giovane è finalmente uscito dalla grotta. «Nicolò è stato accompagnato fino a Trappa, frazione di Garessio e punto di incontro con l’ambulanza del 118. Lì c’erano i genitori ad aspettarlo. Successivamente è stato trasferito all’ospedale di Mondovì per gli accertamenti del caso». Poche ore e ha potuto tornare a casa in Liguria.

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