Gli sviluppi dell’inchiesta
Andrea Siravo
Youssef Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida del fermo davanti alla gip Tiziana Landoni, nel carcere di San Vittore a Milano. Il ricercatore trentenne, fermato nell’ambito dell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre, non ha reso nemmeno dichiarazioni spontanee. All’uscita dal carcere, i suoi difensori hanno contestato le accuse della Procura: «Non ci sono reati, non c’è terrorismo né istigazione a delinquere». A Siher sono contestati l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, in relazione al suo presunto ruolo nella gestione dei canali social del movimento nato dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano. La pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola hanno chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, sostenendo che sussistano il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati contestati. La decisione della gip è attesa entro la mattinata del 28 ottobre. LEGGI ANCHE Siher, dodici ore di silenzio in questura. I pm: “Progetto eversivo, creava terrore” | La rete di Siher e i due messaggi mai partiti nei canali del gruppo “Movimento 17 ottobre” | Chi è Siher Youssef, la “mente” del Movimento 17 ottobre
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