È ormai prevedibile che sarà sempre più difficile nei decenni a venire riproporre vita e opere di Michael Jackson al cinema – o in teatro o tv – senza che una storia trionfale si trasformi in un incubo per tutti quelli che sono coinvolti, dai fratelli ai nipoti alle grandi major che volessero (oltre che incassare) onorare, celebrare, glorificare la figura del bambinetto di Gary, Indiana: e spese tonnellate di dollari, si troverebbero invece davanti – come ora accade – sempre nuovi protagonisti vivi e invecchiati ma pronti a raccontare la parte oscena e drammatica di vicende che non ne vogliono sapere di restare sepolte. Segreti che vengono a galla con tutta la terrificante violenza che il tempo non è capace di cancellare. Nel profluvio di racconti e confessioni in corso, tutto resta però sempre popolato di problematiche che rendono nebbiosa la sfera della verità.
Jackson morì a 50 anni, il 25 giugno 2009 , nella sua casa di Los Angeles, per overdose di Profoprol, droga che lo faceva dormire e che invocava dal suo medico (poi condannato), cercando una pace che da tempo non trovava più. Michael, il film sulla vita di Michaelino approvato e voluto da quasi tutta la famiglia Jackson, ha debuttato il 22 aprile scorso con un anno di ritardo e un terzo del lavoro rifatto, con una spesa di 15 milioni di dollari in più. È appunto una storia trionfale, del bambinetto talentuoso che si esibisce con i suoi fratelli Jackson 5 e a volte non ne avrebbe voglia, però il padre implacabile lo riporta al dovere con le sue cinghiate e avanti sul palco; seguono l’incredibile ascesa, la bravura assoluta, le canzoni meravigliose che conquistano bambini e ragazzini e ne fanno il re del pop come verrà per sempre chiamato. Canzoni con una tal forza, che la vita vera non riesce a far tacere.


È tutto imperniato sulla gloria, il film. Ma Variety ha rivelato che l’avvio originale era previsto nel 1993 (il copione attuale si chiude nel 1988) in un momento assai buio per una vita scintillante, con la polizia che irrompeva al Neverland Ranch in cerca di prove dopo che erano arrivate le prime accuse di abusi su minori. Dopo che ci si sono messi avvocati e altri miliardi, Michael è diventato la favola che si vede ora in sala, con la realtà buttata fuori dalla finestra e il repertorio che la fa da padrone.
Appena il tempo dell’uscita di recensioni dubbiose sul taglio dato al biopic, e la cronaca si è fatta viva ieri con un’intervista del New York Times, in cui quattro dei cinque fratelli Cascio – molto vicini a Michael per lunghi anni, durante cui lo hanno sempre difeso – ora tornano a bomba con una nuova denuncia che precisa nei dettagli quanto avevano già raccontato, svegliandosi da quel che il loro avvocato definisce un «lavaggio di cervello», dopo aver visto nel 2019 Leaving Neverland dove due uomini accusavano di abusi il re del pop. Nel dicembre 2010, Oprah Winfrey aveva invitato in tv i genitori Cascio e tre dei loro cinque figli a parlare di Jackson, a un anno dalla prima denuncia. Il padre aveva raccontato di aver conosciuto la star nell’albergo dov’era manager, e nel tempo l’amicizia era diventata così stretta – disse – che per un paio di decenni la famiglia spendeva tempo nel ranch di Neverland, e quand’era in tour Michaelino se li portava tutti dietro e passavano le feste insieme: «Una seconda famiglia», spiegava il papà. Dopo le accuse, Oprah chiese se c’erano stati comportamenti inappropriati; risposta: «Mai. Lui era un bersaglio». Uno dei figli scrisse un libro, dove raccontava l’amicizia fra Jacko e la sua famiglia, e lo difendeva. Hanno cambiato idea dopo 15 anni. Nell’intervista, tutti e cinque (ormai fra i 30 e i 40) raccontano ora di esser stati assaliti sessualmente più volte; qualcuno spiega di aver taciuto intimidito dalla grandezza del personaggio. Un primo approccio dei Cascio con la proprietà Jackson avvenne nel 2020, e si raggiunse un accordo per 16 milioni di dollari in 5 anni. La famiglia si rifece viva nel ’25, i rapporti erano ormai tesi. Cominciò la diffusione di particolari che ciascuno dei 4 fratelli, più la sorella, andavano raccontando. Il New York Times parla anche di canzoni regalate dalla star ai ragazzi, poi finite su dischi suoi, infine ritirate. Una storia incredibile e piena di chiaroscuri, che sarebbe materia interessante per un film, se non ci fosse Michael Jackson di mezzo.
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