Sabato e domenica le Giornate Fai d’Autunno presentano un nuovo luogo da visitare a Collegno, alle porte di Torino, dietro ai cancelli delle pastiglie Leone 1857. Si tratta del museo immersivo della Fabbrica della felicità, appena inaugurata per ampliare gli spazi dello stabilimento. Il culmine di una storia iniziata 170 anni fa a Neive (Cuneo), quando Luigi Leone trasformò l’abitudine di offrire piccoli zuccherini digestivi in un’intuizione imprenditoriale. L’attività artigianale, fornitrice di Casa Savoia, divenne industriale con il passaggio nel 1935 alla famiglia Monero e vive ora una nuova fase. «La Fabbrica della felicità nasce da un sogno che accompagna la nostra famiglia fin dal 2018, quando abbiamo acquisito Leone 1857», spiega Michela Petronio, presidente e proprietaria dell’azienda con Luca Barilla (vicepresidente del gruppo leader della pasta) e i figli Sara e Pietro.
«Abbiamo sentito da subito la responsabilità di preservarne l’identità, il patrimonio e i valori, accompagnandoli con cura verso il domani – aggiunge -. La Fabbrica della felicità è il nostro piccolo monumento pensato per tutti, a partire dalle famiglie e dedicato a questo territorio, alla sua cultura imprenditoriale e al suo futuro».
Concepito per inserirsi nel panorama culturale e turistico di Torino e del Piemonte, il nuovo spazio è un’opera da 30 milioni di euro che unisce museo esperienziale e produzione con 90 dipendenti e un fatturato di 13.6 milioni di euro. Il progetto, concepito dallo studio di architettura milanese Piuarch, si sviluppa su 7.000 metri quadrati. Ad accogliere i visitatori è un ampio atrio caratterizzato dalla presenza al centro, sospesa, della storica latta gialla Leone in formato monumentale. Qui si trovano la caffetteria e il negozio, realizzato all’interno di una grande serra dove è disponibile l’intera gamma delle specialità Leone. Si va dalle iconiche pastiglie, che rappresentano il 38% del fatturato, a caramelle, cioccolato, gelatine e gommose; dai gusti storici violetta e cannella alle novità Spritz e Ratafià. Questi spazi sono accessibili al pubblico senza necessità di biglietto.
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Dall’atrio si accede poi al percorso museale, che si avvia lungo una rampa che abbraccia un grande vortice luminoso e porta i visitatori alla scoperta della storia dell’azienda. Lo spazio si sviluppa su due piani seguendo una struttura ad anello che alterna ambienti immersivi, installazioni interattive e affacci sulle catene di lavorazione, accompagnando il pubblico in un viaggio multisensoriale alla scoperta degli ingredienti, dei sapori e delle lavorazioni. Passando per vetrate che mostrano la produzione del cioccolato e macchinari storici si arriva al Teatro, che offre la vista sulle tradizionali linee delle pastiglie e del cioccolato, dove convivono attrezzature d’epoca e tecnologie contemporanee. «L’obiettivo era dare forma a un luogo di produzione capace di mettere al centro non solo l’efficienza, ma la qualità degli spazi, del lavoro e dei processi», rivela Francesco Fresa di Piuarch. «Tradizione e innovazione, trasparenza e rapporto con la natura si incontrano – conclude – in un’architettura aperta, dove produzione, visitatori e paesaggio dialogano costantemente». Un luogo dove l’anima dell’azienda prende forma attraverso racconti e profumi, trasformando la visita in un viaggio nella memoria di un marchio più antico dell’Unità d’Italia.
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