Se ascolti il vociare da fuori, tutti i bambini giocano allo stesso modo. Ma quelli della scuola privata cattolica dell’infanzia Sainte Thérèse non li puoi vedere, perché stanno facendo l’intervallo dietro a un muro alto tre metri. Quelli della scuola pubblica Jordi Barre, invece, corrono in cortile, ridono e fanno domande, finché all’ingresso arriva il direttore. «Sì, purtroppo è vero quello che ha scritto Le Monde. Qui a Perpignan abbiamo ormai due tipi di scuole ben distinte. Quelle pubbliche per i residenti poveri, per i figli dei migranti e per i figli dei gitani. E le scuole private, cattoliche o non cattoliche, per tutti gli altri. Questa è la situazione. È un dato di fatto. Ce ne accorgiamo anche dal numero sempre più basso di nostri studenti che frequentano le ore di musica, quelle con la selezione del Conservatorio: ormai solo 20 alunni su 200. La situazione sta peggiorando di anno in anno».
Nella città più povera di Francia, il 38% degli studenti è iscritto a un istituto privato, mentre la media nazionale si attesta intorno al 19%. Così queste due scuole nel centro storico, il Sainte Thérèse e il Jordi Barre, hanno il potere di svelare nello spazio di un solo isolato quello che sta succedendo. Davanti alla privata cattolica, ogni mattina c’è una coda di auto nuove da cui scendono bambini ricchi o benestanti. Alla pubblica statale i genitori arrivano a piedi, per accompagnare i figli delle famiglie in sofferenza economica. La chiamano «segregazione scolastica».
È una divisione precisa per classi sociali, per origini e per possibilità. La fine del principio di egualitarismo che ha fatto della Francia una delle culle della democrazia. Succede nel Sud del Paese, a 30 chilometri dal confine spagnolo. Ma in un Sud lontano dal mare e dai turisti, senza fabbriche e senza lavoro, dove vivono 120 mila francesi separati dalla nascita.
«La questione è semplice», dice Frederic Traby, 51 anni, segretario dipartimentale FSU-SNUipp 66, il principale sindacato della scuola. «Per capire Perpignan devi pensare il contrario di Parigi. Qui la gentrificazione non è ancora arrivata. Per il semplice fatto che tutti i ricchi e anche tutti quelli della classe media se ne sono andati a vivere altrove. Hanno comprato case e villette nei dintorni, lasciando il vecchio centro storico alle famiglie più povere. Non c’è integrazione. Non c’è nemmeno mescolanza. Il risultato lo vedi in queste scuole separate in base al censo. È molto difficile trovare soluzioni. Qui vediamo il risultato di anni di politiche di destra, tutte a vantaggio dei privati. Che si sommano alle nuove politiche di estrema destra, tutte incentrate sulla parola sicurezza. Nulla è stato fatto per cercare di ricostruire una rete sociale».
Già. Perpignan è la città più grande fra i 74 comuni francesi amministrati dal «Rassemblement National» di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Il sindaco si chiama Louis Aliot, è stato legato sentimentalmente proprio con la signora Le Pen, ed è il numero due del partito. Secondo alcuni analisti, Perpignan sarebbe una specie di laboratorio locale dove sperimentare le politiche da replicare, in caso di vittoria alle prossime elezioni, su scala nazionale. Per esempio, Aliot in campagna elettorale per le comunali ha promesso più agenti di polizia, maggiore contrasto ai trafficanti di droga e l’installazione di 200 telecamere di sorveglianza nelle periferie esterne della città, cioè a difesa proprio di quella classe media fuggita dai quartieri del centro storico. È come blindarsi fuori. I vigili urbani sono passati da 161 a 199 negli ultimi quattro anni, stabilendo il record assoluto in rapporto alla popolazione residente: 1,6 ogni mille abitanti. Eppure Perpignan non è una città felice.
La povertà la vedi in piazza del Puig. Camper e furgoni nei cortili, vecchi alimentari senza clienti, i bar dei disperati del pomeriggio. La scuola elementare Miranda è chiamato «la scuola dei gipsy», perché la frequentano pressoché esclusivamente i figli della comunità gitana, che qui è molto numerosa. A Perpignan la banlieue è al centro della città. Un problema così lampante da alimentare lo scontro politico. «È una città spaccata in due e la scuola ne è la dimostrazione: oggi esistono due Perpignan che non si parlano più, non si frequentano più e non si vedono più. È una conseguenza delle politiche di estrema destra: servire gli uni a scapito degli altri. E servire se stessi anche, nel frattempo, visto che il sindaco ha ulteriormente aumentato i propri emolumenti».
Il sociologo Mickael Idrac ha provato a candidarsi, ma ora siede sui banchi dell’opposizione. «Fin dall’inizio del suo primo mandato, il sindaco di estrema destra Louis Aliot ha voluto fare di Perpignan un laboratorio. Ha imposto i mantra securitari del Rassemblement National. Ma con risultati mediocri. Dico mediocri, perché i problemi sono peggiorati dal suo arrivo, e la moltiplicazione di telecamere di sorveglianza e di poliziotti municipali armati fino ai denti non ha risolto nulla». È al mattino presto che si vede bene la città divisa. Quando suona la campanella della prima ora.
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