Piscine piene, spiagge semi-vuote. E non è solo colpa del caro-ombrellone

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«A Riccione una volta la ferrovia divideva in due la città: da una parte quella da vivere d’inverno, dall’altra quella affollata solo d’estate. Non è più così, il turismo è cambiato. Noi ci siamo adeguati per tempo». A ragionare sulle spiagge che sia a colpo d’occhio che conti alla mano sono sempre meno affollate è Bruno Bernabei, a capo del consorzio Costa Hotels, nato nel 1999 per raccogliere le strutture della riviera romagnola e non solo con un’intuizione per i tempi non banale. «Da quasi trent’anni parliamo di destinazione territoriale e turismo itinerante. Sappiamo benissimo che nessuno sta più in spiaggia sette giorni su sette, ma magari uno o due giorni. Poi si va a fare un giro nel centro storico, a prendere il fresco in un bel borgo, a fare un giro in bicicletta o a un concerto – racconta Bernabei -. Sdraio e ombrellone restano, ma solo come una delle opzioni del pacchetto».

«Nelle spiagge assistiamo a un’anomalia – ha raccontato a Il Resto del Carlino Silvano Turci, il direttore dell’hotel Corallo di Rimini, 70 camere e tre stelle a due passi dal lungomare -. Ci sono turisti che, nonostante abbiano il voucher per andarci, non lo usano e passano le giornate in piscina Restano qui e non sappiamo più dove metterli. Hanno occupato anche la piscina dei bambini». Amiamo il cloro più del sapore di sale? A dirlo qualche anno fa, quando i pediatri prescrivevano ai bambini estati infinite a respirare aria buona, scegliere la piscina con il mare accanto poteva sembrare un controsenso. Eppure.

I numeri dell’estate 2025 confermano i trend degli ultimi anni: l’Italia è in seconda posizione in Europa nella classifica delle presenze turistiche, con circa 476,9 milioni di pernottamenti. Crescono gli stranieri, arrancano gli italiani. Sempre secondo i dati Eurostat la scorsa estate oltre il 30% degli italiani – circa 18,5 milioni di persone – non può permettersi una settimana di vacanza fuori casa per motivi economici.

Il panorama estivo con metà e più degli ombrelloni ostinatamente chiusi sarà anche una scelta dettata dal gusto perduto della risacca, ma pure hanno un ruolo i costi eccessivi delle nostre spiagge. Meglio, dei nostri stabilimenti balneari. Secondo un sondaggio realizzato da Izi sulle abitudini e sull’impatto dei rincari per la stagione 2025, il 70% di chi ha cercato mete alternative all’estero lo ha fatto per i costi troppo elevati. Andando nel dettaglio, il 57,4% degli intervistati ha risposto che hanno pesato i rincari degli alloggi, il 49% quelli dei ristoranti e il 42,5% ritiene che i costi dei servizi in spiaggia siano «proibitivi». Il sapore di sale non è passato di moda, ma è diventato un bene di lusso?

Come da copione i balneari rivendicano modello e offerta dello stabilimento balneare all’italiana, dai numeri adatto a sedurre più i turisti internazionali che quelli italiani. «Parcheggio, bar, istruttori sportivi, a volte anche l’idromassaggio, sono vantaggi competitivi – assicura Antonio Capacchione, imprenditore pugliese di Margherita di Savoia e confermato alla presidenza del Sindacato Italiano Balneari Fipe/Confcommercio -. Noi insegniamo al mondo la qualità, non abbiamo niente da imparare». Nessun calo strutturale registrato dai balneari, anche se gli studi di settore parlano di turisti che scelgono sempre più volentieri mete insolite e borghi alpini. «Noi notiamo che da diversi anni i turisti sono polarizzati nei fine settimana. Quest’anno sta andando molto, molto bene: non abbiamo perso nemmeno una domenica» rileva Capacchione, confermando anche che «in spiaggia ci sono più stranieri che italiani».

La lettura però non è quella della rinuncia di chi, saldate bollette e fatto il pieno, non può più spendere per l’agio di un lettino all’ombra servito e riverito, ma di una vittoria ricetta del made in Italy. «Gli stranieri si sentono garantiti per il servizio di salvamento, che è un modello unico al mondo. Siamo le spiagge più sicure d’Europa e lo conferma l’Eurostat. In Grecia ci sono otto volte gli annegamenti che ci sono in Italia. Loro hanno 38 annegamenti per un milione di abitanti, noi 5.7. La Francia e la Spagna il doppio – conclude –, Stanno nelle spiagge attrezzate perché oltre alla sicurezza cercano sempre più servizi di alta qualità. E noi in questo siamo i più bravi».

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