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Polvere, magliette di lana e bici Anni 80. Il fascino dell’Eroica conquista il mondo

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La bellezza della fatica, il gusto dell’impresa. Così descrivono l’Eroica i novantadue “cacciatori di sentimenti” che nel 1997 si inventarono quello che è diventato uno degli appuntamenti più attesi – e pazzi – dagli appassionati del ciclismo storico. Non una gara ma una “corsa rievocativa” aperta a tutti, dai 13 anni in su. Il segreto è tutto nelle regole. Niente carbonio e nemmeno alluminio: i telai devono essere rigorosamente in acciaio e prodotti prima dell’87. Oppure devono rispettare le caratteristiche dei tempi andati, niente freni a disco, cambi con leve sul tubo obliquo invece che sul manubrio e pedali a gabbietta: gli attacchi rapidi sono banditi. Anche l’abbigliamento deve essere d’epoca, o meglio in stile storico. Insomma, via i capi sintetici per lasciare spazio alla lana. Unica concessione moderna – per evidenti ragioni di sicurezza – è il casco.

Questo fine settimana Giaiole in Chianti ha accolto i colori e le voci dei quasi novemila partecipanti alla 29ª edizione. Cinque i percorsi sulle strade bianche a Nord di Siena, da un minimo di 46 fino a 209 chilometri (roba da esperti, con partenza all’alba per affrontare almeno 15 ore di pedalata e oltre 3.800 metri di dislivello).

«Sabato abbiamo contato 8.988 iscritti, con il 47% di partecipanti in arrivo dall’estero – dice Franco Rossi, presidente di Eroica Italia -. Un dato importante che si aggiunge a un altro record: quello della presenza delle donne: 1.132 le cicliste, il 12,6% del totale, sono un traguardo non scontato».

A mangiare la polvere anche dieci azzurri, per la soddisfazione del vicepresidente della Federazione ciclistica italiana, Saverio Metti: «Sono tutti diciassettenni ed è bello che anche loro vivano un evento così particolare, che rappresenta l’anima del nostro sport. Correranno come tutti gli altri, con le bici vecchie e le maglie di lana. Già in passato le strade bianche di Siena ci hanno regalato grandi campioni».

Ma l’Eroica ha da tempo superato le colline del Chianti. Oggi è un movimento capace di attrarre migliaia di ciclisti e appassionati da e in tutto il mondo. Nel tempo ha saputo affiancare alla sua tradizionale anima vintage anche appuntamenti dedicati alla competizione con biciclette moderne. Così è nata “Nova Eroica”, granfondo – intervallate da prove a cronometro – che si svolgono sempre su strade sterrate ma con mezzi contemporanei.

Così la bellezza della fatica e il gusto per l’impresa anche quest’anno hanno lasciato la Toscana per raggiungere altre regioni e Paesi. Il 2 maggio l’Eroica era tra Conegliano e Valdobbiadene, nel Trevigiano, tra il 5 e il 7 giugno doppio appuntamento nel parco del Gran Sasso, Abruzzo, e a Valkenburg nei Paesi Bassi. E ancora, dall’11 al 13, a Novigrad in Croazia e nella valle svizzera di Valposchiavo. Il 22 agosto è stata la volta della Germania, con l’Eroica di Rheingau, il 4 e 6 settembre il rientro in Val Pusteria, sulle Dolomiti. Poi ancora il 12 e 13 a Ivrea, nel Torinese.

Ma l’appuntamento più suggestivo deve ancora arrivare. Sarà a cavallo tra ottobre e novembre: destinazione Giappone, nella prefettura di Ibaraki a Nord di Tokyo. Ma non si tratta di una novità assoluta, perché il mito dell’Eroica qui era già arrivato tredici anni fa.

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