
Una conferenza stampa, una manifestazione, iniziative sui social. Tutto per smuovere l’opinione pubblica a una manciata di mesi dalle elezioni e mettere in imbarazzo chi, invece, non sembra avere alcuna difficoltà a godere pubblicamente dello stravolgimento che sta subendo Report.
Mentre Sigfrido Ranucci respinge le proposte di ricollocamento dell’azienda, gli inviati del programma “strappato” al giornalista dopo l’affaire Lavitola e affidato dai vertici Rai a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi promettono che la battaglia andrà oltre la minaccia di addio alla tv pubblica. «Non possiamo accettare dei nomi calati dall’alto, specie se benedetti dai partiti di maggioranza» spiega a La Stampa Giulia Innocenzi. «Ma noi – puntualizza – siamo ancora disposti al dialogo». A patto, è chiaro, di superare lo scoglio delle nomine. Quelle indicate da Viale Mazzini continuano infatti a essere ritenute «inaccettabili», per contenuto e metodo. «L’abbiamo vissuta come una pugnalata alle spalle, non solo da parte dell’azienda» aggiunge la giornalista che, in coordinamento con altri 15 tra senatori e firme di punta, invita i due colleghi a rinunciare: «Non vorrei mai governare una squadra che si ammutina, dovrebbero farlo per rispetto della trasmissione». Il tutto mentre il Domani fa emergere alcune foto di Presutti nel ristorante da cui tutto è iniziato, il bistrot “Cefalù” di Lavitola.
Difficile dire come andrà. Mentre nella redazione in subbuglio si parla apertamente di «editto bulgaro bis» e il sindacato Unirai difende i due conduttori in pectore, a Viale Mazzini ostentano serenità. «La nostra proposta è in linea con gli standard del servizio pubblico» spiegano dai vertici della tv pubblica. Una presa di posizione che non lascia ben sperare in vista del doppio incontro di martedì e mercoledì con il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini. Il primo sarà con due colonne della trasmissione, Bernardo Iovene e Giulio Velesini, a cui era stato proposto il ruolo di co-autori della nuova versione del programma senza però informarli dei due nuovi conduttori. Il secondo, con l’intera redazione, rischia di essere il punto di non ritorno. Senza un’intesa sarà l’ora della mobilitazione. E anche del probabile slittamento della messa in onda, prevista per l’8 novembre, per l’addio in massa dello zoccolo duro che realizza la trasmissione. Ma «continueremo a fare il nostro lavoro» è la promessa di Innocenzi. «Non possiamo pensare che Report muoia per volere del governo. Faremo di tutto». Non solo manifestazioni, però. All’orizzonte potrebbe esserci anche una raccolta fondi e l’idea di spostare le inchieste altrove: su altre reti o altre piattaforme. Forse La7 o i canali Discovery, magari anche con format diversi pensati per il web. «Proveremo a salvare fino all’ultimo Report, se non sarà possibile salveremo il nostro giornalismo d’inchiesta. Lo dobbiamo al nostro pubblico».
Lo scontro politico, intanto, monta. «Ho letto che Ranucci è molto irritato per il fatto che Report non sarà più un suo programma. Forse si aspettava una medaglia dopo tutto quello che è avvenuto?» ironizza il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Per la destra Report e Ranucci sono una vera ossessione. TeleMeloni non poteva più sopportare l’indipendenza delle giornaliste e dei giornalisti della redazione di Report», attacca il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro.
Ranucci, invece, continua il suo tour in Sicilia tra presentazioni dei libri e spettacoli teatrali. Ieri, con il suo Diario di un trapezista, era al Teatro dell’Elfo di Agrigento, anche qui non senza polemiche. Fratelli d’Italia contesta l’opportunità di concedere quello spazio pubblico del Libero consorzio di Agrigento per il suo spettacolo. Il presidente provinciale del partito, Adriano Barba, esprime «forte perplessità e contrarietà» dopo che nei giorni scorsi il giornalista ha affermato di essere pronto ad andare a cena con Totò Riina per motivi professionali.
La partita decisiva, però, resta a Roma. Martedì e mercoledì, davanti a Corsini, si capirà se esiste ancora uno spazio per ricomporre la frattura. Perché se Ranucci può essere ricollocato, una redazione non si ricolloca. E se quella di Report dovesse davvero uscire dalla Rai in blocco, a Viale Mazzini non resterebbe soltanto da trovare due conduttori: bisognerebbe trovare un altro programma
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