Home Business Revoca dell’embargo a Cuba, l’Italia si astiene all’Onu: non accadeva dal 1994

Revoca dell’embargo a Cuba, l’Italia si astiene all’Onu: non accadeva dal 1994

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L’Italia si è astenuta all’Assemblea generale dell’Onu sulla risoluzione che chiede agli Stati Uniti di revocare l’embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Non accadeva dal 1994, quando a Palazzo Chigi c’era il primo governo Berlusconi e Antonio Martino guidava la Farnesina. Roma si era astenuta anche nel 1992 e nel 1993, durante i governi Amato e Ciampi; dal 1995 aveva invece sostenuto la risoluzione, compreso il voto del 2025.

Alla vigilia della votazione, Washington ha intensificato la pressione diplomatica sugli altri governi, riuscendo a portare dalla propria parte più Paesi: alcuni hanno votato contro, altri hanno scelto l’astensione. Tra questi ultimi figurano Italia e Germania, entrambe tornate ad astenersi dopo molti anni. Il testo è stato comunque approvato con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Nel 2025 aveva raccolto 165 sì, 7 no e 12 astensioni. Nel gruppo degli astenuti indicato dalla Farnesina compaiono anche Paesi Bassi, Polonia e Grecia.
La posizione italiana resta articolata: nel comunicato ufficiale, la Farnesina riconosce che l’embargo ha «conseguenze economiche e umanitarie negative per il popolo cubano» e che la sua revoca potrebbe «favorire una ulteriore apertura dell’economia cubana». Attribuisce però una parte significativa della crisi alle decisioni dell’Avana, alla «mancanza di libertà politiche ed economiche» e alle inefficienze del sistema. Roma chiede inoltre la liberazione dei prigionieri politici, ma conferma gli aiuti alla popolazione: sono in corso 12 iniziative italiane di cooperazione, per circa 30 milioni di euro.

C’è da precisare che l’astensione non equivale a un sostegno all’embargo – che Roma continua a giudicare dannoso – ma ha di fatto indebolito la posizione cubana: l’Italia ha scelto di non sostenere una risoluzione che chiede la rimozione di misure condannate da oltre trent’anni dall’Assemblea generale dell’Onu e i cui effetti extraterritoriali sono considerati contrari al diritto internazionale. La decisione segnala inoltre un irrigidimento nei confronti del governo cubano, emerso anche nella critica della Farnesina al voto dell’Avana contro la risoluzione Onu del 24 febbraio 2026 per un cessate il fuoco e una pace duratura in Ucraina.

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