MILANO. Impassibile e in silenzio. Youssef Siher, la presunta mente del “Movimento 17 ottobre”, non accenna ad alcun tentativo di difesa nelle oltre dodici ore trascorse, l’altro ieri tra gli uffici della Polizia postale e della Squadra mobile di Milano prima di essere trasferito nel carcere di San Vittore. L’unica persona con cui parla è l’avvocata, coetanea, Yasmina Abu Sharar. Ed è la legale, chiamata per assistere alla perquisizione informatica, a mostrare dal suo cellulare gli articoli sulla identificazione di Siher come fondatore del “M1710” e i video sulle proteste di piazza con gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti andate in scena sabato pomeriggio a Bologna, Firenze, Roma e Torino. Il tutto mentre gli ispettori della Postale provavano a fare copia del contenuto del cellulare, di cui il trentenne non ha fornito il pin, e degli hard drive dei suoi pc.
Dalla prima analisi gli investigatori, coordinati dalla sezione distrettuale antiterrorismo della procura di Milano, hanno trovato conferme all’ipotesi investigativa. Dietro l’utente “amministratore”, che aveva aperto il gruppo Telegram e un profilo Instagram riconducibile al movimento nato dopo le violenze di piazza del pomeriggio di sabato 17 ottobre, ci sarebbero Siher e la moglie Sagia Hammoud, mediatrice culturale di 32 anni. Anche lei italiana, come il trentenne, ma con origini libanesi al contrario di quelle marocchine del marito. La coppia è allineata sulle stesse posizioni di sostegno alla causa palestinese e sulla lotta alla discriminazione razziale in Italia. Argomenti rimasti fuori dal programma del manifesto del movimento, che puntava a creare una piattaforma spontanea dal basso per manifestare il dissenso contro il governo perché «lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame». Ed è così che dal 18 ottobre marito e moglie diffondono messaggi via social, che secondo le stime degli inquirenti in poco tempo avrebbero potuto raggiungere oltre cento mila utenti. Le convocazioni di potenziali manifestazioni violente – secondo il ragionamento dei pm che si legge nel decreto di fermo – avrebbe «fortemente intimidito e cagionato timore nella popolazione che ha visto schierati nelle città di Milano e altrove spiegamenti di forze di polizia e financo l’esercito creando cosi la percezione di un situazione di grave pericolo» tanto da contestare a Siher l’aggravante della finalità di terrorismo al reato di istigazione a delinquere. Un progetto, secondo i pm, che puntava ad «atti delittuosi, con finalità eversive».
L’AUTORE DELLA CHAT
Fermato Youssef Siher: è la “mente” del Movimento 17 ottobre. Indagata anche la moglie

Il ricercatore-giornalista guardava, come modello da seguire, alle sollevazioni popolari in Francia: «Lì sono ben organizzati e soprattutto attivi». Ma anche alle ormai datate rivolte della Primavera araba. Lo si deduce dalla condivisione in chat di un documento “Rivoluzione, istruzione per l’uso” che per i due autori è «liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione egiziana del 2011». Sui comportamenti da tenere in piazza la coppia consigliava la lettura del volantino «Safer in the street»: un decalogo per resistere a lacrimogeni, idranti e cariche con il manganello. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati», scriveva in maiuscolo la coppia in chat. Non sono stati trovati collegamenti con Siher ai post che hanno richiamato in piazza del Duomo a Milano il 18 ottobre migliaia di giovani e giovanissimi protagonisti delle devastazioni e dei saccheggi di decine di negozi. Nel capoluogo lombardo Siher e la moglie sarebbero arrivati negli ultimi giorni trovando ospitalità in una casa di edilizia popolare tra il Corvetto e il Vigentino, assegnata a una loro amica. Per la procura, che contesta a Siher il pericolo di fuga perché sarebbe «reso irreperibile allontanandosi dalla sua residenza» in provincia di Brescia proprio il giorno delle manifestazione per evitare di essere trovato e inoltre vanterebbe «una rete relazione che gli consente di riparare all’estero».
il sabato delle manifestazioni
Un’onda di ragazzi in piazza contro guerra e carovita. Scontri ma niente saccheggi

«La difesa non dichiara nulla al momento», si limita a dire la legale della coppia. La prima occasione di dare una sua versione dei fatti Siher la potrà offrire nell’udienza nel carcere milanese di San Vittore di convalida del fermo. Oggi il pm di Milano, Francesca Crupi, coordinato dal procuratore Marcello Viola, inoltrerà la richiesta di custodia cautelare in carcere con l’interrogatorio che potrebbe essere fissato da martedì. Intanto, anche la procura di Genova si muove per verificare eventuali dei legami tra Siher e il gruppo finito nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it








