Avanti così, Spalletti tiene alta la tensione. Quella dei suoi, spera, innanzitutto. Ergo la sua. Conferenza un po’ alla Mourinho (serve il rumore dei nemici) e un po’ alla Califano.Cita il cantante: «Non escludo il ritorno» a significare che la voglia di allenare è tanta e che dopo la Juventus ci saranno altre squadre e magari la Juventus ancora. Contro la Lazio bisogna vincere, per forza, altrimenti si finisce nelle sabbie mobili. C’è il rischio di sprofondare ovunque si cammini e noi non vogliamo. Se la squadra vive ogni pallone come quello che ti può cambiare la carriera, qualcosa allora ti succede”.
Bravo Gattuso
Il coefficiente di difficoltà è alto, Spalletti lo specifica: «Va sottolineato il lavoro di Gattuso: per il gioco che fa e i risultati ottenuti è quello che è stato più bravo di noi, e ci metto anche Alvini e Pisacane. La squadra sta facendo benissimo, ha anche individualità tipo la dirompenza di Frattesi. Poi ci sono le giocate sorprendenti di Zaccagni e di Isaksen. Dovremo essere bravi e forti dal punto di viste delle scelte che andremo a fare».
Kolo Muani senza Woltemade
Ecco, appunto, le scelte. Woltemade con Kolo Muani? Nì. «Questo è un po’ il dilemma. Ce ne sono anche altri. Ci devo pensare bene a chi far giocare. Se io faccio giocare tutt’e due avrò meno impatto di poter cambiare qualcosa a gara in corso. Quelli che possono darmi forza fisica sono Kolo, Woltemade, Nico Gonzalez. Poi bisogna andare a riprendere Gatti un’altra volta, perché la Lazio ha giocatori alti e possenti». Decisive saranno anche le valutazioni della condizione fisica: «Siamo arrivati alle 4 di mattina, il giorno dopo abbiamo fatta una ricognizione dei postumi. C’è chi non ha dormito».
Nervosismo
Il carattere, dunque, oltre alla tattica. E l’approccio mentale: «Io ho un po’ bisogno di essere nervoso. Io non ho nervoso, ma simpatia selettiva. I calciatori guardano un po’ tutto, guardano anche le mie azioni. Io debbo avere anche un brutto carattere: anzi, mi sarebbe piaciuto avere un brutto carattere, invece no». Insomma, Spalletti contro tutti. Anche contro se stesso. Quando gli si ricorda una sua recente frase (Cagliari, 11 ottobre) «io non mi gioco il risultato di una singola partita, mi gioco la fine della mia carriera. Ormai ho 70 anni e voglio finire bene la mia carriera» , chiede chi l’abbia detta, convinto che sia stata travisata per chissà quale disegno occulto. Coglie però l’occasione per spiegare: «In ogni partita ci giochiamo anche un pezzettino della singola carriera. Sono giovanissimo. Io non smetto: dopo la Juve ci sarà un’altra squadra, poi un’altra ancora e poi c’è anche il Califfo. L’epitaffio del cantante: “Non escludo il ritorno”».
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