Terra Madre, l’elogio delle diversità di Mattarella: “Cibo e terra sono risorse strategiche”

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«Come non mai, dimensione locale e dimensione globale sono strettamente legate fra loro parlando di alimentazione. Come non mai, questi temi sono legati a una dimensione etica, quella dei diritti delle persone. Ecco perché alla terra occorre voler bene. È un modo per voler bene a noi stessi e a chi verrà dopo di noi». Standing ovation e un applauso infinito. Al suo ingresso nel teatro Regio di Torino, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella viene accolto come una star. Ad andare in scena è la 16ª edizione di Terra Madre, la prima senza il suo fondatore, Carlin Petrini. Titolo: “Biodiversity. Be diversity”. Ma il protagonista dell’inaugurazione resta lui. Il primo a citare il Capo dello Stato è il sindaco Stefano Lo Russo, quando lo ringrazia a nome di Torino per aver «ricordato che la scuola è aperta a tutti e che il suo compito è unire, non alzare barriere».

Terra Madre, applausi per Mattarella all’arrivo al Teatro Regio

Difendere ed elogiare le diversità. Mattarella parte da qui, da un Salone del gusto che ha imparato a dare voce agli ultimi per arrivare ai grandi del mondo: «Sarà un arricchimento per tutti noi», grazie a chi «occupandosi dell’energia primaria per l’umanità, il cibo, avverte la responsabilità del destino comune. La biodiversità: il gigantesco patrimonio che protegge la salute umana, connota l’ambiente e la nostra vita. Un patrimonio che ci interpella. La molteplicità genetica ha permesso al genere umano di svilupparsi nei millenni. Senza responsabilità, senza cura di questa ricchezza, l’uomo può comprimerla fino a distruggerla, e a distruggersi». La biodiversità come «sfida cruciale per il futuro. Carlo Petrini l’ha descritta molto bene come “la chiave della nostra sopravvivenza”». Il Presidente traccia le sfide di un futuro minato dal cambiamento climatico e dai conflitti: «Omologazione delle colture e delle culture, desertificazione di territori, scomparsa accelerata di specie animali e vegetali, sono davanti a tutti – dice -. E se oggi tacciono molti di coloro che, sino a ieri, irridevano l’allarme per i cambiamenti in atto, il declino si presenta ugualmente inarrestabile in assenza di urgenti iniziative».

Il ricordo va ancora a Petrini: «La biodiversità, ripeteva, è ricerca e incontro; è cultura di solidarietà e di pace. Il cibo, la produzione di risorse alimentari sembrano diventate nuovamente arma strategica. Sono, con l’energia, bersaglio delle scellerate guerre in corso, dirette sempre più contro le popolazioni civili. Riappaiono, nei teatri di guerra, fame e malnutrizione, bruciandovi immani risorse. Sprecando immani risorse». La terra e l’uomo insieme, legati da un destino comune. Questa volta il riferimento di Sergio Mattarella è il Laudato si’ di Papa Francesco: «In quell’Enciclica ha scritto che “l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme” e che “non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, aggiungeva, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in special modo i più deboli del pianeta». L’importanza di valorizzare le produzioni locali, e contrastare la standardizzazione del cibo, è stata sottolineata anche dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato la necessità di «proteggere il settore primario nel segno della sovranità alimentare».

Fuori dal teatro, prima dell’incontro privato al Sermig, dove ha abbracciato il fondatore Ernesto Olivero, il presidente Mattarella ha visitato gli stand di Slow Food allestiti davanti alla prefettura. «Coltivatori, allevatori, pescatori, cuochi, gastronomi, consumatori, siamo tutti chiamati a una grande alleanza, a una comunità del cibo che, insieme, ci veda impegnati per la pace tra i popoli». Quasi inevitabile il richiamo alla Costituzione, che all’articolo 9 ricorda «che la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni».

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