I conti di Tim tengono la rotta, nonostante un mercato globale carico di incertezza e volatilità. Il Consiglio di amministrazione del gruppo di telecomunicazioni, presieduto da Alberta Figari, ha approvato i risultati finanziari del primo trimestre 2026, confermando in toto la guidance per l’esercizio in corso. Nei primi tre mesi i ricavi totali salgono a quota 3,3 miliardi di euro, un incremento dell’1,4% su base annua spinto dal traino della controllata brasiliana e dalla robusta tenuta del mercato domestico. L’indebitamento netto after lease si assesta a 7,3 miliardi di euro e la leva finanziaria rimane sotto la soglia di due volte l’Ebitda, rispettando le indicazioni strategiche e operative fornite agli investitori.
L’amministratore delegato Pietro Labriola traccia un bilancio netto a margine dei lavori consiliari, ribadendo che “i primi tre mesi del 2026 sono in linea con le previsioni del Gruppo e con la guidance fornita al mercato per l’intero esercizio”. Il manager rivendica le scelte strutturali del passato recente osservando come “il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati, con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di TLC”. Il focus resta incentrato su innovazione e snellimento della macchina operativa, un quadro in cui Labriola sottolinea l’impegno a “semplificare la struttura societaria del Gruppo, con la conversione delle azioni di risparmio, che si chiuderà entro fine maggio, e il successivo raggruppamento azionario”, oltre alla volontà di posizionare l’azienda come protagonista della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale. La strada tracciata prevede che “la generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria di Gruppo”.
IL BILANCIO
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REDAZIONE ECONOMIA
A livello consolidato i ricavi da servizi di gruppo crescono del 2,3% a 3,1 miliardi di euro. L’Ebitda di gruppo segna un calo dell’1,7% a quota un miliardo di euro, mentre l’Ebitda After Lease si attesta a 0,8 miliardi di euro, in discesa del 2,7% su base annua. Il trimestre si chiude con una perdita netta attribuibile ai soci della controllante pari a 292 milioni di euro, un passivo peggiore in confronto ai 124 milioni di euro persi nello stesso periodo dell’anno precedente, includendo nel conto una perdita netta per attività destinate alla vendita per 9 milioni di euro. L’organico globale conta 25.782 dipendenti, di cui 16.763 in forza nel mercato italiano, a conferma della continua razionalizzazione societaria.

Sul fronte interno la divisione Tim Domestic evidenzia ricavi totali pari a 2,2 miliardi di euro, in lieve flessione dello 0,9%. La rendicontazione classifica Telecom Italia Sparkle come attività destinata a essere ceduta ai sensi del principio contabile Ifrs 5 e il perimetro domestico, salvo diversa indicazione, esclude i numeri della società dei cavi sottomarini. La contrazione dei ricavi domestici deriva da un rallentamento dell’attività dovuto a una flessione temporanea dei ricavi da operatori virtuali Mvno, causata dall’avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026. Escludendo tale componente la crescita dell’Ebitda After Lease di gruppo risulterebbe pari al 4,1% su base annua. La divisione Tim Consumer resiste alla pressione competitiva registrando ricavi per 1,4 miliardi di euro, in calo del 3,0% ma in crescita dello 0,6% al netto delle attività degli operatori virtuali. I ricavi da servizi di questa specifica business unit si fermano a 1,3 miliardi di euro. Migliorano i parametri chiave operativi con l’Arpu, il ricavo medio per utente, in ascesa nel comparto fisso con un più 5,4% e in rialzo nel perimetro mobile dell’1,0%, un risultato propiziato dalle operazioni di repricing condotte da inizio 2026 su 2,5 milioni di linee fisse e 0,4 milioni di linee mobili. Tim Enterprise continua a rappresentare il motore primario nel mercato business registrando il quindicesimo trimestre consecutivo in trend rialzista, con ricavi totali a 0,8 miliardi di euro e ricavi da servizi a 0,7 miliardi di euro. Il segmento Cloud domina lo scenario con un incremento dei ricavi da servizi del 14,5%, beneficiando in via diretta del Polo Strategico Nazionale il cui contributo balza del 50% con oltre 650 pubbliche amministrazioni servite. L’azienda prevede di destinare 500 milioni di euro tra il 2026 e il 2028 a infrastrutture e asset per la sovranità digitale. Il portafoglio ordini della divisione è atteso in ascesa a oltre 4,2 miliardi di euro nel corso dell’anno.

Oltreoceano Tim Brasil si conferma una colonna portante con ricavi totali pari a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 6,4% su base annua, e ricavi da servizi a 1,1 miliardi di euro, in aumento del 6,5%. L’Ebitda After Lease della controllata brasiliana si attesta a 0,4 miliardi di euro in salita del 4,3%, inanellando il dodicesimo trimestre di fila in segno positivo grazie alla spinta del segmento mobile e alle azioni di ottimizzazione dei costi. L’Ebit della business unit sudamericana si fissa a 1,5 miliardi di reais e beneficia di proventi non ripetibili per 80 milioni di reais legati al nuovo accordo strategico siglato a marzo 2026 con American Tower do Brasil, intesa essenziale a unificare la gestione di 9.000 torri fino al 2034. La crescita organica nel Paese trova sponda nel perimetro societario allargato a fine gennaio tramite il perfezionamento dell’acquisizione dell’intero capitale sociale di V8 Consulting, azienda di prima fascia nell’integrazione di soluzioni digitali e servizi cloud.
l’intervista
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Sul fronte finanziario, riguardo alla spesa per investimenti i Capex di gruppo segnano quota 0,4 miliardi di euro, un importo pari al 12,5% dei ricavi totali. Di questi, 196 milioni di euro sono assorbiti dal mercato domestico per lo sviluppo di infrastrutture e reti mobili, mentre 220 milioni di euro sono destinati al Brasile. L’indebitamento finanziario netto contabile si fissa a 10,4 miliardi di euro, in aumento di 579 milioni di euro rispetto a fine 2025 a causa della dinamica della gestione operativa nel periodo. Tale onere registra un beneficio per 713 milioni di euro derivante dalle cessioni di crediti commerciali pro-soluto a società di factoring. A livello di cassa l’Equity Free Cash Flow After Lease presenta un saldo negativo per 0,4 miliardi di euro a causa della consueta stagionalità del capitale circolante. Sul fronte della liquidità il margine disponibile risulta pari a 6,4 miliardi di euro, garantendo la copertura delle passività in scadenza per i prossimi 45 mesi.
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