Torino “giurassica”: due T-Rex alla Mole

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La fu più alta per i più alti che furono. La Mole Antonelliana, che dalla sua creazione nel 1889 fino al 1908 è stata l’edificio più alto del mondo, ospiterà i fossili di due Tyrannosaurus Rex, per un anno intero a partire dal prossimo 19 novembre, nel cuore del Museo del cinema che la riempie da un quarto di secolo. In nessun posto al mondo due T-Rex sono esposti insieme. In tutto il mondo, i T-Rex esposti sono 32, e tutti in musei di storia naturale.

Il primato di Torino, quindi, sarà doppio, in linea con le sue virtù alchemiche, sincretiche, e più semplicemente immaginative, visto anche che i due fossili, che pesano più o meno una tonnellata ciascuno, sono uno il 12 e l’altro il 26 per cento del corpo intero dei due animali. Le parti mancanti verranno ricostruite con calchi di resina o di plastica: nessun tirannosauro è mai stato ritrovato per intero, tutti quelli che vediamo sono veri soltanto in parte. Nessun animale è tanto presente nel nostro immaginario e nessun animale è stato più immaginato: gli studi dei paleontologi, in aggiornamento continuo, dimostrano con regolarità che l’aspetto di ispidi lucertoloni al quale siamo abituati dall’infanzia è impreciso, parecchio favolistico (probabilmente, avevano una pelle più morbida, colori più accesi, stature più tozze, mentre niente smentisce che avessero un aspetto spaventoso e una stazza che, nel caso dei tirannosauri, arrivava ai 4 metri di altezza per 13 di lunghezza, per un peso complessivo di 8-10 tonnellate).

Il cinema si è innamorato di loro, e dell’ampio margine parascientifico che la lontananza della loro storia lascia a chi la affronta, da prima di essere cinema: sono dipinti sui vetri di moltissime lanterne magiche, le macchine pre-cinematografiche di cui il Museo Nazionale del Cinema della Mole possiede una delle collezioni più importanti. La mostra, il cui titolo è ancora in via di definizione, racconterà la storia di questa rappresentazione, che è passata da una mostrificazione a un addomesticamento (dai predatori spietati di Jurassic Park ai dolci amichetti di Denver) insieme alla storia paleontologica di questi animali fantastici e reali, che hanno avuto una parte nell’infanzia di tutti i bambini dai primi del Novecento, mentre per gli adulti hanno rappresentato o la sola selvatichezza indomabile o, proprio per questo, un sogno antico, quasi un istinto, di domesticazione, che è uno dei volti del colonialismo occidentale (e Jurassic Park, in fondo, giocava su questa ambivalenza): il primo cortometraggio su un dinosauro uscì negli Stati Uniti nel 1914, con il titolo Gertie. The wonderfully trained dinosaur.

La ragione per la quale i resti verranno allestiti e mostrati proprio a Torino ha a che fare con un’amicizia, quella tra il proprietario dei fossili, imprenditore americano che ha una concessione di scavo per dinosauri negli Stati Uniti, e un collezionista di oggetti da film che con il museo della Mole ha collaborato più di una volta negli ultimi anni: sarebbe stato lui a parlare all’imprenditore del Museo del Cinema come posto ideale per le sue ultime due creature, che sono state ritrovate tra il South Dakota e il Montana. È lo stesso imprenditore che, a metà luglio, ha venduto all’asta, a Sotheby’s, per 50 milioni di dollari, Gus, uno degli scheletri più completi di T-Rex, facendo infuriare tutta la comunità scientifica che ragionevolmente ritiene che i fossili debbano restare patrimonio comune, sempre disponibili per lo studio e per l’analisi (i T-Rex conservati in proprietà private sono difficilmente calcolabili; un articolo di Science di qualche anno fa rilevava che, secondo i paleontologi dell’Università di Berkeley, l’uomo ha portato alla luce meno di 100 individui, molti dei quali riconosciuti da un solo osso fossilizzato, concludendo che di tutti gli esemplari che sono vissuti, ne abbiamo circa uno su 80 milioni).

I due T-Rex di Torino saranno visibili per un anno, montati su una piattaforma trasparente alta 4 metri, al centro della Sala del Tempio, che consentirà di vederli da sotto, mentre per vederli da sopra basterà prendere l’ascensore che delle Mole è la chicca, oltre naturalmente a poterli ammirare molto da vicino salendo sulla rampa elicoidale che si trova all’interno della Sala. I resti sono, per ora, in fase di assemblaggio, a Torino nessuno li ha ancora visti, mentre è pronto tutto il resto: il progetto di allestimento e di divulgazione, le sezioni (inclusa una per i bambini e un’altra di paleontologia, che sarà curata dal Museo delle Scienze Naturali della città), i disegni originali di Bruno Bozzetto.

Sono stati trovati, come accade nella maggior parte dei casi, in prossimità di aree dove, 65 milioni di anni fa, al tempo in cui popolavano la terra (i T-Rex erano solo nelle Americhe), c’erano dei fiumi. E così il cinema, che ha 130 anni, dà una casa a due creature che di anni ne hanno 65 milioni. Un patto generazionale non da poco.

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