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Ucraina, Lavrov ad Atlanta per un’intesa. Ma Trump autorizza altri Patriot a Kiev

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ATLANTA. Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, entra nella sala della plenaria del summit del G20 al Loewe Hotel di Atlanta, camminando dietro l’omologo turco, Hakan Fidan. Prende posto vicino al rappresentante saudita e al ministro messicano. Sullo sfondo parlottano stando in piedi, Radek Sikorski, capo della diplomazia della Polonia, e Ed Miliband, ministro britannico. Gli europei si tengono distanti da Lavrov nell’anno in cui Washington, presidente di turno del G20, riallaccia legami e relazioni con Mosca confidando di avere pure Vladimir Putin al vertice dei leader a metà dicembre in Florida.

Lavrov è arrivato ad Atlanta dopo un volo di 20 ore, l’aereo di Stato ha aggirato lo spazio aereo dei Paesi in cui i russi sono sotto sanzione o ricercati.

È sceso dalla scaletta a notte fonda. Cerimoniale all’osso e abbigliamento in cui spicca una felpa al posto della tradizionale giacca.

Quando arriva, dal Dipartimento di Stato è già trapelata la notizia che la foto di famiglia è stata cancellata. Doveva tenersi alle 10:30, i diplomatici Usa hanno preferito togliere tutti dall’imbarazzo. Gli europei avevano chiesto di farne due, una con e una senza Lavrov (e senza di loro). Alla fine, palla in mano a Rubio e decisione: si comincia subito con la plenaria a l’agenda dei lavori focalizzata ieri su sicurezza alimentare ed energia e crescita economica.

Una fonte del Dipartimento di Stato conversando poi con i giornalisti spiega il motivo della scelta: «La foto è stata cancellata dopo che è stato chiaro che alcune delegazioni non erano disposte a partecipare». Quindi, «piuttosto che trasformare una foto in un momento di distrazione, si è deciso di focalizzarsi sulle discussioni e le priorità condivise». «In nessun caso ci sarà una photo opportunity con i partner europei – aveva detto il capo della diplomazia tedesca Johann Wadephul – perché non c’è nessuna normalità nelle relazioni con la Russia».

Il senso dell’irritazione europea per la presenza di Lavrov lo riassume anche Sikorski, seduto al fianco di Rubio nella sezione plenaria di apertura dei lavori: «Cosa gli dirò? Lo stesso messaggio che ho recapitato a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Sergei, dì al tuo boss che 5 anni di questa guerra sono abbastanza».

Gli americani cercano di cucire e avvicinare le posizioni in modo creativo. Il possibile trilaterale di Shenzen (Putin, Xi Jinping, Trump) a metà novembre è per Washington un modo di far avanzare la rotta verso una pace; così come il cessate il fuoco nella cittadina di Oleshky iniziato il 27 ottobre e ottenuto grazie alla mediazione di Melania Trump. Gli europei però sono scettici. A Rubio hanno recapitato il messaggio di non credere che un’intesa su una cessione dei territori (il Donbass russo ad esempio) fermerebbe Putin. «Non si fermerà al Donbass», confida un diplomatico che sostiene come Washington non faccia abbastanza per comprendere le intenzioni di Putin. Le decisioni di alleggerire le sanzioni e consentire l’export di diesel sono passi che Trump considera propedeutici per poter ammorbidire Mosca e portarla a negoziare. Ma Washington mantiene anche la pressione su Putin e ieri il Dipartimento di Stato ha approvato la possibile vendita per un valore di 2,1 miliardi di dollari di 500 missili Patriot Pac-3 per Kiev. L’accordo è totalmente finanziato da partner e alleati fra cui Canada Germania e Norvegia. Non ci sono costi, specifica il Dipartimento di Stato, per i contribuenti Usa.

C’è poi il summit dei Grandi a El Doral fra 45 giorni. Putin è invitato, Trump confida ci sia ma i diplomatici Usa sono molto scettici che accadrà, fanno sapere.

Intanto il presidente Usa ha avuto un colloquio telefonico giovedì con il presidente Recep Tayyip Erdogan durante il13esimo Summit della Organizzazione degli Stati Turchi in svolgimento ad Ankara. Il leader turco è un mediatore prezioso sul fronte Ucraina-Russia. Oggi ospiterà Volodymir Zelensky, non ci sono annunci ufficiali ma la Turchia ha una doppia esposizione: sta lavorando per un secondo accordo sul grano e si è detta disposta ad ospitare ancora una trilaterale con russi e ucraini protagonisti come avvenne nel maggio del 2025. Un piano cui Zelensky si è detto favorevole.

Al G20 in Georgia erano presenti tutti i ministri degli Esteri del G20, non invitato il Sud Africo, Paese fra i fondatori, per i dissapori noti con Trump. L’Italia è rappresentata invece dal sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi. La Cina è l’altro Paese che non ha inviato il titolare della diplomazia negli Stati Uniti.

Rubio ha aperto i lavori parlando di «momento delle scelte, e non solo nel mio Paese, ma francamente in tutto il mondo». «Stiamo affrontando una serie di crisi economiche e geopolitiche interconnesse che pongono seri pericoli alla fondazione stessa dell’ordine economico internazionale», ha detto.

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