Un maestro d’ascia italiano per far rivivere la nave dell’ammiraglio Nelson

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In Inghilterra la chiamano «The Big Repair», la grande riparazione. Da anni, nel cantiere navale di Portsmouth, la HMS Victory – la nave ammiraglia con cui Horatio Nelson vinse la battaglia di Trafalgar nel 1805 – è al centro del più grande progetto al mondo di restauro storico di un vascello. Oltre 3500 tonnellate di imbarcazione, 70 metri di lunghezza e 16 di larghezza. E poco importa che sull’albero maestro sventoli l’Union Jack: a capo dei lavori c’è il maestro d’ascia italiano Leonardo Bortolami.

42 anni non ancora compiuti, padovano di origine ma lombardo di adozione, da settembre sarà tra gli insegnanti della nuova Scuola di maestri d’ascia organizzata dalla Fondazione Officine dell’Acqua di Laveno Mombello, sul Lago Maggiore: un percorso unico in Italia dedicato alla formazione delle future generazioni di carpentieri navali e alla tutela di uno dei mestieri più antichi e prestigiosi della marineria italiana. Un ritorno alle origini per Bortolami, perché è proprio sulle sponde di quel lago, nel versante varesotto, che ha imparato gli antichi segreti della carpenteria navale lignea. «Eseguivo lavori di restauro e manutenzione su barche storiche e tradizionali – racconta -. Mi ero trasferito a Varese con la mia famiglia proprio perché in quella zona c’è molto lavoro nel settore».

Un grandissimo interesse, quello di Bortolami per le barche, che parte da lontano: «Mio padre era armatore di una piccola imbarcazione in legno, ricordo che da piccolo lo aiutavo con qualche lavoro di manutenzione. Credo che tutto sia iniziato lì». Negli anni quella curiosità diventa una professione: prima gli studi in architettura e design nautico, poi il dottorato e infine la scuola per maestri d’ascia. «Ogni scelta che ho fatto aveva un unico obiettivo: trasformare quella passione nel mio lavoro».

Ci è riuscito. Le prime esperienze sul Lago Maggiore sono state una naturale conseguenza di questo percorso. Così come la sua prima occupazione all’estero. In Scozia, per l’esattezza. «Tra un periodo e l’altro a Varese, ho lavorato anche allo Scottish Fisheries Museum a nord di Edimburgo: mi sono occupato del restauro dell’ultimo modello esistente al mondo di vascello per la pesca delle sardine, tipica di quelle zone».


L’occasione della vita si presenta però nel 2023 sotto forma di annuncio di lavoro su Linkedin: a Portsmouth cercavano un capo maestro d’ascia per il progetto di restauro della leggendaria HMS Victory. «Mi sono candidato senza farmi troppe illusioni, pensavo fosse impossibile che scegliessero me». E invece quella chiamata d’Oltremanica arriva. «Non è stato facile riconfigurare tutto e partire. Mia moglie mi ha però detto che un’occasione del genere non potevo di certo lasciarmela scappare». Fanno quindi le valigie. «La prima volta che sono salito sul veliero ho provato un’emozione grandissima, non riuscivo a credere che stavo mettendo le mani su un qualcosa di unico al mondo». Completata nel 1765, la HMS Victory è la nave con cui l’ammiraglio Nelson nel 1805 ha sconfitto la flotta franco-spagnola nella battaglia di Trafalgar, trovando la morte. «La zona che più mi piace è il ponte dei cannoni inferiore – racconta Bortolami -. Lì c’è ancora il tavolato originale che mostra tutti i segni di oltre 250 anni di storia».

Il lavoro dei sogni, certo, ma non mancano responsabilità e difficoltà. «Normalmente un maestro d’ascia sostituisce il legno della barca e le vecchie strutture. Nel caso della Victory, dobbiamo cercare di salvare il più possibile il materiale originale. Serve un cambio di mentalità».

Nel cantiere navale di Portsmouth, Bortolami guida un team di una ventina di professionisti tra maestri d’ascia, carpentieri e laminatori. Tutta manodopera qualificata difficile da trovare nel Regno Unito del post Brexit. «Se vieni dall’estero, devi avere un visto lavorativo o un’azienda che ti faccia da sponsor – spiega -. Il Royal Navy Museums purtroppo non riesce a sostenere tutte le spese necessarie per pagare il visto a un carpentiere, quindi facciamo molta fatica a reperire personale».


I lavori – che vantano un investimento complessivo di 42 milioni di sterline – andranno avanti fino al 2033, quando Bortolami compirà 49 anni. La voglia di tornare a casa c’è. «Mi domando spesso cosa farò a Victory conclusa. Lo vedo come uno di quei lavori che rappresentano l’apice della carriera. Nel mio futuro vorrei essere coinvolto in opere di questa importanza, ma non credo che l’Italia offra qualcosa di simile». Per questa decisione c’è tempo. Al momento la testa – e le mani – di Bortolami sono tutte sul progetto HMS Victory in tutta la sua maestosità. «Sono già un po’ di anni che coordino i carpentieri di questo meraviglioso cantiere. Inizio a pensare che un posticino nella storia, con molta umiltà, ce l’ho anch’io», conclude il maestro d’ascia. Già, la storia: con S maiuscola però.

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