NIELLA BELBO (CUNEO). «Andava a vedere giocare alla pelota, gli piaceva sia per la bellezza del gioco, sia perché a vedere le partite e a scommettere c’era sempre tanta gente». Lo scrisse Beppe Fenoglio nel suo I ventitré giorni della città di Alba. Nel racconto Il paese dipinse anche Augusto Manzo, il re: «Campione italiano di pallone elastico, era arrivato da Alba su un’auto di piazza per visionare Sergio. La macchina si era parcheggiata a lato della chiesa, davanti alla privativa di Placido, e il campione stava procedendo verso il centro della piazza…». Nella sua penna c’erano l’atmosfera delle partite, la folla, l’intensità del tifo. Così come Pavese, utilizzava quel gioco per raccontare il clima delle piazze di Langa, i sagrati dove nascevano le partite, il ritmo talvolta lento della festa. Uno sport – il vecchio pallone elastico, poi ammodernato in pallapugno, ma semplicemente il “balòn” – che in quelle terre al margine della «malora» era la socialità paesana. Con partite che duravano ore e mitiche sfide nel tempo: Manzo con Balestra, Berruti con Bertola, Balocco con Aicardi, oggi Campagno contro Raviola e poi i fratelli Vacchetto fra loro. Il passato che, però, è anche presente.
Non è un caso se il primo museo al mondo dedicato alla pallapugno nasce lì, a Niella Belbo. Un comune di 300 abitanti (all’incontro tra Alta Langa e valli Bormida e Uzzone, a 60 km da Cuneo e Savona), che diventa idealmente capitale del balòn, anche se in realtà la struttura avrebbe potuto trovare ospitalità in qualsiasi luogo delle colline. Perché intorno non c’è paese che non abbia la sua piazza in cui battere la palla, rilanciare, segnare o conquistare «cacce». Quattro i giocatori (capitano, spalla e due terzini), con il polso fasciato per proteggersi dalle frustate della pallina, a portata di mano del pubblico che con loro interagisce, commenta e si accende. E sul risultato paga le «traverse».
A tutto questo è dedicato “CàBalun”, che verrà inaugurato stamane, alle 9, ospite d’onore il principe Alberto di Monaco, nella Langa in virtù dei legami storici del territorio con i Siti Storici Grimaldi.
Sarà uno spazio culturale e multimediale di otto ambienti su storia, tradizioni e identità della pallapugno. Dagli antenati greco-romani al Medioevo, alla modernità. Il curatore Luca Giaccone: «All’inizio c’erano palle raccolte un po’ ovunque, conservate in una boule di vetro su una mensola. Guardandole ogni giorno è nata la voglia di capire cosa raccontassero. Il punto di partenza è stato il balon, ma presto la ricerca si è allargata a tutte le discipline sferistiche, scoprendo legami sorprendenti tra tradizioni lontane e culture diverse. L’obiettivo era di creare una storia che legasse tutti questi mondi così diversi, ma anche simili». E ancora: «Una ricerca durata anni. Ogni tassello arrivava da un luogo differente: collezionisti, appassionati, mercatini, aste online, persone che hanno condiviso materiali, storie e competenze. Poi, durante una presentazione dei campionati di pallapugno, Renato Sevega ha scoperto l’esistenza della collezione e lanciato una proposta: fare un museo. Da lì è nato il progetto condiviso con il sindaco Emanuele Sottimano, che ha individuato in Niella Belbo il luogo ideale: uno spazio espositivo, un locale che accogliesse i visitatori, una piazza dove si gioca ancora oggi e uno sferisterio a pochi chilometri, nel cuore di un territorio dove questo sport è parte dell’identità locale. Il direttore artistico Guido Mignone ha poi trasformato e valorizzato quella raccolta in un percorso capace di raccontarne tutta la ricchezza».
Alcuni oggetti esposti al museo 

Nasce così “CàBalun”: un museo «pensato per gli appassionati, per chi vuole scoprire uno sport unico di questo territorio, ma anche per il turista di Milano o New York che possa ritrovare un frammento della sua metropoli, o per chi, dopo aver visitato “CàBalun”, vada a Valencia o Bruxelles con uno sguardo diverso, comprendendo come giochi nati in luoghi lontani condividano radici comuni». Pelota basca, pallone col bracciale, one wall, pantalera, tamburello, tambass.
Il sindaco: «Il prossimo obiettivo è trasformare la piazza in un campo permanente con un manto stradale colorato in modo diverso, le linee sempre tracciate, il muro ripulito: quando non si gioca si potrà posteggiare e capire subito dove ti trovi».
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