Unicredit batte le stime degli analisti e manda in archivio un semestre «record». Il Cda di Piazza Gae Aulenti ha approvato i conti del secondo trimestre dell’anno, chiuso con un utile netto in calo di 2,9 miliardi (-13%). I profitti del primo semestre salgono tuttavia a 6,1 miliardi, in crescita del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Numeri che hanno permesso di ritoccare le stime per la fine dell’anno: il gruppo guidato da Andrea Orcel si aspetta di centrare un utile netto vicino agli 11,5 miliardi, esclusi i costi di integrazione. L’obiettivo di utile netto per il 2028 è oltre i 13 miliardi e per il 2030 a «ben superiore» ai 15 miliardi, «entrambe prima del consolidamento integrale di Commerzbank».
Per gli azionisti il Cda prevede la distribuzione di un acconto del dividendo in contanti a valere sugli utili del 2026 fissato a 2,8 miliardi, la metà della cedola in contanti totale a valere sugli utili dell’anno. L’esatto ammontare verrà deliberato il 21 ottobre, con la data di pagamento il 25 novembre.
«Unicredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record», ha detto il ceo Andrea Orcel presentando i numeri al mercato. «I risultati, insieme alle nostre robuste linee di difesa, ci hanno consentito di migliorare la nostra guidance per l’utile netto. Stiamo facendo crescere il business rendendolo al contempo più snello, più rapido e più efficiente. Il progresso raggiunto attraverso la nostra trasformazione, insieme alla nostra diversificazione e alle nostre linee di difesa, ci mette nella condizione di sfruttare opportunità di crescita organica attraenti mentre manteniamo la disciplina nel perseguire opzioni inorganiche che incrementano il valore», ha detto l’ad.
il caso
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“Commerzbank transazione strategica”
Unicredit a inizio luglio ha portato a termine l’offerta su Commerzbank, arrivando a lambire il 50% dei diritti di voto in assemblea. «Commerzbank – si legge nel comunicato – sta evolvendo da un redditizio investimento finanziario in una transazione strategica di significativa creazione di valore industriale attraverso l’implementazione della nostra comprovata strategia».
Un blitz non indolore. L’operazione in Germania, si legge nella trimestrale, ha pesato per 245 milioni sui conti del secondo trimestre dell’anno, una posta straordinaria dovuta ai costi di copertura e finanziamento connessi all’aumento della posizione sull’istituto di Francoforte. Un impatto atteso anche sui requisiti patrimoniali di Piazza Gae Aulenti: il Cet1 ratio di Unicredit al 2026 è atteso a circa il 15% prima del consolidamento integrale di Commerzbank; a seguito del consolidamento linea per linea della banca tedesca cala invece in un’area intorno al 13%. «ci aspettiamo che si rafforzi rapidamente nel tempo», si legge.
I dati chiave del secondo trimestre
Il secondo trimestre si è chiuso con ricavi totali per 6,5 miliardi di euro, in rialzo del 6,6% rispetto all’anno precedente. Il margine di interesse si attesta a 3,7 miliardi, +0,4%, mentre i costi vengono contenuti a 2,3 miliardi (-0,7%). L’utile netto è in calo del 13,1% in un anno a 2,9 miliardi, ma batte in ogni caso le stime degli analisti che si aspettavano 2,83 miliardi di profitti. I depositi commerciali medi salgono in un anno del 6,3% a 484,2 miliardi, mentre i prestiti commerciali si attestano oltre i 403 miliardi (+6%). Le esposizioni deteriorate lorde sono per 12 miliardi, in rialzo del 2,7% rispetto al 2025.
Soci convocati (da remoto) il 21 settembre
Il board di Unicredit ha convocato una assemblea straordinaria per il 21 settembre, con intervento esclusivamente tramite il rappresentante designato. Tra i punti all’ordine del giorno modifiche statutarie in linea con le novità della legge Capitali per consentire la «facoltà per il consiglio di amministrazione di presentare una propria lista di candidati per l’elezione dei componenti dell’organo amministrativo». Inoltre verrà proposta l’attribuzione al board «della facoltà, da esercitarsi entro il termine di 5 anni dalla deliberazione assembleare, di emettere in una o più occasioni e con esclusione del diritto di opzione, prestiti obbligazionari convertendi in azioni ordinarie UniCredit» per 5 miliardi di euro.
Infine verrà proposto all’assemblea di attribuire al board «il potere, da esercitarsi, a discrezione del Consiglio di Amministrazione, entro il 31 dicembre 2027, di aumentare il capitale sociale, in una o più tranche e in forma scindibile, con esclusione del diritto di opzione, mediante emissione di un numero massimo di 10,603 milioni di nuove azioni ordinarie. Il cda manterrà piena discrezionalità in merito all’eventuale esercizio della delega, in tutto o in parte, sulla base delle circostanze prevalenti al momento rilevante».
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