Vienna, la città che ha imparato a raffreddarsi per sconfiggere le ondate di calore

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Dopo Parigi, la città che immagina un futuro a 50 gradi, tocca a Vienna, il laboratorio europeo dell’urbanistica climatica. Abbiamo approfondito come la capitale austriaca si è attrezzata per contrastare le ondate di calore e continueremo questo viaggio raccontando le esperienze delle altre città e capitali europee che stanno ripensando strade, piazze e quartieri per convivere con il nuovo clima.

Usare il nemico e declinare un problema in un vantaggio: in questo caso uno strumento politico in grado di costruire la città del futuro legata ai cambiamenti climatici. Si può fare. Vienna, che nell’immaginario collettivo può sembrare una città che non soffre le ondate di calore, visto che di fatto è sdraiata ai piedi del Danubio e a due passi dalle Alpi, in realtà patisce, al pari delle città del Nord Italia (se vogliamo fare un paragone, è simile a Torino) fiammate non indifferenti durante la stagione estiva. Dopo oltre quindici anni di studi, sperimentazioni e interventi urbanistici emerge che nella capitale austriaca il caldo non è più considerato un’emergenza estiva, ma un criterio con cui progettare la città del futuro. È questa la filosofia della Urban Heat Island Strategy, il piano con cui la città ha trasformato il cambiamento climatico in una questione di urbanistica. L’obiettivo non è soltanto sopportare temperature sempre più elevate, ma impedirne l’accumulo attraverso una profonda trasformazione dello spazio urbano. E poi un dato balza all’occhio: tra la città e le zone periferiche, quindi le campagne, lo studio evidenzia come la differenza di temperatura può essere anche di 12 gradi centigradi. Effetti, ormai si sa, della cosiddetta isola di calore.

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L’aumento delle giornate torride


(reuters)

I viennesi sono partiti dai dati. Che raccontano come, tra il 1961 e il 1990, Vienna registrava in media 9,6 giornate all’anno con temperature superiori ai 30 gradi. Nel periodo 1981-2010 sono diventate 15,2: un aumento di quasi il 60% in pochi decenni. Secondo le simulazioni climatiche riportate nel piano approvato dall’amministrazione comunale, entro la fine del secolo potrebbero aggiungersi fino a 50 giorni estivi all’anno rispetto al clima di riferimento.

L’idea del raffrescamento

Che fare allora? Dall’obbligo di costruire tetti verdi su edifici che hanno una superficie maggiore di 12 metri quadri ad una graduale e importante decementificazione, fino alla realizzazione di veri e proprio corridoi del vento. Vienna, infatti, ha adottato una politica fatta di piccoli interventi che, messi insieme, stanno dando risultati ottimi. Quindi, non una grande opera, ma in centinaia di interventi diffusi. Gli esperti viennesi sono arrivati a una conclusione netta: il raffrescamento urbano nasce dalla somma di tante piccole azioni. Più alberi, più superfici permeabili, più acqua, meno asfalto e una progettazione capace di sfruttare la ventilazione naturale.

Gli alberi e i corridoi del vento

Gli alberi rappresentano l’arma più efficace. Lo studio condotto dall’Università Tecnica di Vienna li indica come il singolo intervento con il maggiore effetto sul microclima urbano. Non basta però piantarli: conta perfino il lato della strada in cui vengono collocati, perché l’orientamento modifica l’ombreggiamento e il raffrescamento ottenuto durante le ore più calde. Dal 2020 Vienna ha piantato oltre 29.000 nuovi alberi, creando quasi 6.900 nuovi spazi per le alberature lungo le strade e trasformando il verde in una vera infrastruttura climatica contro le ondate di calore. Grande attenzione, poi, è dedicata anche ai cosiddetti corridoi del vento. Le nuove costruzioni non devono ostacolare il passaggio dell’aria fresca proveniente dalle aree verdi e dalle colline verso il centro cittadino. La ventilazione naturale viene considerata una vera infrastruttura climatica, al pari di una strada o di una rete idrica.

Le Cool Streets

Il simbolo di questa rivoluzione sono le Cool Streets, le “strade fresche”. Dove prima c’erano corsie asfaltate e parcheggi oggi trovano posto alberi, sedute, nebulizzatori, fontane, pavimentazioni chiare e spazi ombreggiati. Alcune vie vengono temporaneamente chiuse al traffico durante l’estate; altre sono state riprogettate in modo permanente. Le aree di intervento non sono state scelte a caso, ma sulla base della Heat Map, la mappa delle isole di calore elaborata dalla città per individuare i quartieri più vulnerabili. I risultati sono concreti. Le valutazioni del Comune mostrano che nelle Cool Streets la temperatura superficiale può diminuire fino a 5 gradi, mentre l’ombra prodotta dagli alberi e il raffrescamento evaporativo migliorano sensibilmente il comfort percepito dai cittadini. «Per la prima volta abbiamo una mappa che ci mostra dove il raffrescamento è davvero urgente e ci permette di intervenire in modo mirato», spiegava l’allora vicesindaca Birgit Hebein presentando il progetto.

Vienna e la lotta alla impermeabilizzazione del suolo

Altro punto centrale è la lotta all’impermeabilizzazione del suolo. Il documento dimostra come asfalto e cemento impediscano all’acqua di infiltrarsi nel terreno, favorendo il surriscaldamento. Per questo Vienna punta a sostituire progressivamente le superfici impermeabili con pavimentazioni drenanti, aree verdi e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Nelle aree naturali il 40% dell’acqua evapora contribuendo al raffrescamento, mentre nelle superfici urbanizzate questa quota scende al 30% e aumenta drasticamente il deflusso superficiale.

I tetti riflettenti


Anche i materiali fanno la differenza. Le superfici scure possono raggiungere temperature fino a 50 gradi superiori a quelle dell’aria. Per questo la strategia promuove tetti riflettenti, facciate verdi e materiali ad alta capacità di riflettere la radiazione solare, riducendo l’accumulo di calore negli edifici e nelle strade. Le simulazioni climatiche indicano inoltre quali siano le combinazioni di interventi più efficaci: aumentare del 20% le superfici verdi, ridurre del 20% quelle impermeabili e diminuire del 10% la densità edilizia produce benefici misurabili sul microclima urbano. Ma la conclusione forse più importante è un’altra: nessuna misura, da sola, è sufficiente. Solo un insieme coordinato di alberi, acqua, materiali, ombreggiamento e corretta pianificazione può rendere una città realmente resiliente alle ondate di calore. È questa la lezione che Vienna propone oggi alle metropoli europee chiamate a convivere con estati sempre più torride.

La protezione delle strutture sanitarie

Grande attenzione è riservata anche agli aspetti sanitari. Durante le ondate di calore vengono attivati punti di distribuzione dell’acqua, campagne informative e una rete di Cooling Zones, spazi climatizzati gratuiti dove anziani e persone fragili possono trovare riparo senza obbligo di consumare. È un’estensione del Heat Action Plan, che considera il caldo estremo un rischio sanitario al pari delle grandi emergenze.

Vienna come esempio da seguire

Secondo uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Sustainable Cities and Society, Vienna rappresenta oggi uno dei sistemi di pianificazione climatica più completi d’Europa. I ricercatori sottolineano come la città abbia saputo integrare urbanistica, salute pubblica e resilienza climatica in un’unica strategia, pur evidenziando la necessità di rafforzare il monitoraggio e il coinvolgimento dei cittadini. La lezione per città come Torino è evidente. Vienna non ha aspettato che il caldo diventasse insostenibile per intervenire. Ha iniziato a progettare le proprie strade pensando al clima dei prossimi decenni, trasformando alberi, acqua e ombra in vere infrastrutture urbane. Perché la sfida del futuro, sostengono gli urbanisti austriaci, non sarà raffreddare gli edifici, ma costruire città che abbiano bisogno di essere raffreddate il meno possibile.

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