Caccia, sport e difesa. Le nostre case custodiscono 13 milioni di armi

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Siamo davvero lontani dal record americano, dove ogni cento abitanti si contano 120 armi da fuoco, ma sarebbe sbagliato credere che le nostre case siano quasi del tutto sguarnite di fucili, pistole e munizioni. I numeri dell’ultimo rapporto del Ced – il centro di elaborazione dati interforze del ministero dell’Interno – parlano chiaro: si stima che siano tra i 4,7 e i 5 milioni gli italiani in possesso di almeno un’arma. Cifre decisamente superiori rispetto alle licenze che risultano attive: appena 1,2 milioni. Questo perché per custodirle nel proprio domicilio non serve il porto d’armi, ma è sufficiente un’autorizzazione all’acquisto e la denuncia alle forze dell’ordine. Succede per quelle ereditate, tenute per ricordo e collezionismo oppure ancora per “difesa abitativa”.

Più nel dettaglio, la prima voce nella classifica delle dotazioni è il fucile da caccia: i titolari di licenza in questo caso sono oltre 600 mila, in forte crescita negli ultimi anni. Seguono le autorizzazioni per l’uso sportivo – come il poligono – a quota 580 mila. Molte meno le licenze per difesa personale, che in alcuni casi consentono anche il trasporto all’esterno delle proprie abitazioni: poco meno di novemila. Poco incide, sul totale, il numero delle guardie giurate: nel nostro Paese superano di poco le 44 mila unità.

Così l’Italia si colloca al di sotto della media europea, dove si contano 15,7 armi ogni cento abitanti: con un valore di 14,4, ci troviamo sotto Francia e Germania (19,6) ma quasi doppiamo i numeri della Spagna (7,5), dove non a caso le normative sul rilascio delle licenze e sulla custodia sono tra le più rigide del Vecchio continente.

Secondo il sistema informatico Sdi della polizia di Stato, che tiene traccia di tutti i passaggi di proprietà e delle denunce di detenzione sul territorio nazionale, sono oltre 13 milioni le armi registrate. Ma attenzione, questo non significa che le stesse siano presenti nella metà delle case italiane: tra pistole, fucili e dotazioni sportive, generalmente i detentori di licenza possiedono almeno tre armi a testa.

E i controlli? L’autorizzazione non è un diritto permanente, ma è subordinato al mantenimento di precisi standard legali, psicofisici e comportamentali. Se una persona viene denunciata, arrestata o semplicemente identificata in contesti problematici (basta una rissa o la guida in stato ebbrezza) il sistema segnala automaticamente il soggetto alla questura competente. Nel caso di denunce o esposti, questore e prefetto possono disporre l’immediato ritiro di armi e licenza. Per chi ha il porto d’armi attivo, i controlli medici approfonditi avvengono in fase di rinnovo, ogni cinque anni. Per chi invece detiene solo le armi in casa, è necessario presentare un certificato medico di idoneità psicofisica, sempre ogni cinque anni. Carabinieri e polizia possono effettuare controlli a domicilio per verificare la modalità di custodia e la corrispondenza delle matricole con la denuncia presentata.

Per ottenere una qualsiasi licenza di porto d’armi è obbligatorio aver compiuto i 18 anni. La legge italiana non fissa invece un limite di età massimo, a patto che i titolari superino i controlli medici sull’idoneità psicofisica.

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