Bilancio europeo a corto di risorse: l’Ue si prepara a rinviare il rimborso del debito

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Tra due anni, l’Unione europea dovrà iniziare a ripagare il maxi-debito emesso durante il Covid per finanziare il piano Next Generation EU. Ma le spese in previsione sono tante e le entrate limitate, per questo si sta facendo largo l’ipotesi di non estinguere il debito, ma di rifinanziarlo con l’emissione di nuovi titoli. Il fronte dei Paesi mediterranei è convinto di avere buoni argomenti per convincere i nordici, ancora frenati da un approccio “calvinista” che invece vuole azzerare al più presto il saldo negativo.

Sono Marco Bresolin e questa è Condominio Europa, la nuova newsletter de La Stampa che spedisco nella tua casella di posta elettronica direttamente da Bruxelles per aiutarti a decifrare la complessità degli affari europei attraverso notizie, storie, analisi e curiosità raccolte nei palazzi delle istituzioni Ue. Con un pizzico d’ironia, che non guasta mai. Puoi iscriverti gratuitamente qui.

* COPERTA CORTA *

Si sta avvicinando quel momento in cui gli inquilini del condominio devono mettersi d’accordo per definire il bilancio preventivo del prossimo esercizio. Paghi tu. No, questo lo devi pagare tu. Sì, ma io non ci guadagno niente. Allora ‘sti soldi spendiamoli per altro. Eh, ma io non sono d’accordo. E via dicendo.

Nel Condominio Europa il bilancio copre un periodo di sette anni e l’intenzione è di trovare l’accordo per il prossimo quadro finanziario (che coprirà il periodo 2028-2034) entro dicembre.

L’amministratore condominiale – ruolo ricoperto dalla Commissione – ha buttato giù una bozza, che però ora deve essere approvata dagli inquilini (e ovviamente dall’Europarlamento). La proposta è arrivata all’inizio della scorsa estate, ma è nei prossimi mesi che la trattativa vera e propria entrerà nel vivo.

Si tratta di una “manovra” che vale circa duemila miliardi di euro, all’interno della quale c’è una voce di spesa inedita. Per i prossimi sette anni, il Condominio Europa ha messo a bilancio 168 miliardi di euro (l’8% del totale) che serviranno per iniziare a rimborsare i creditori.

Entro la fine di quest’anno, infatti, l’Unione europea avrà emesso circa 637 miliardi di titoli Ue nel quadro del piano Next Generation EU, lo strumento finanziario lanciato per favorire la ripresa economica post-pandemia.

Una parte di questi fondi, che sono stati trasferiti agli Stati membri attraverso prestiti, verranno restituiti a Bruxelles dalle rispettive capitali. Si tratta di circa 217 miliardi. Ma il resto, 420 miliardi, riguardano sovvenzioni distribuite “a fondo perduto” e dunque saranno caricate direttamente sul bilancio comune. Ora i nodi stanno venendo al pettine.

Lo schema prevede di ripagare quei debiti, più i relativi interessi, in un periodo di 30 anni, a partire dal 2028. Per i prossimi sette anni, quindi, stiamo parlando di circa 24 miliardi di euro l’anno.

In teoria ci sono tre modi per coprire una spesa: si tagliano altre spese, si aumentano i contributi alla cassa comune o si trovano nuove fonti d’entrata.

Di tagliare le spese non è aria, visto che si parla continuamente delle priorità da finanziare in comune: transizione energetica, digitale, Difesa e competitività.

La sola idea di aumentare i contributi fa venire l’allergia a tutti e in particolare ai cosiddetti “Frugali”. Resta l’ipotesi di approvare nuove fonti d’entrata, le cosiddette “risorse proprie”.

La Commissione ne ha proposte alcune, che dovrebbero portare quasi 60 miliardi di euro l’anno nel bilancio: un adeguamento del sistema Ets, una revisione della Carbon Tax (Cbam), una nuova tassa sui rifiuti elettrici, una maxi-accisa sui tabacchi e un’imposta sulle multinazionali che hanno un fatturato di oltre 100 milioni.

Ma è chiaro che ciascuna di queste “tasse europee” colpisce gli Stati in modo asimmetrico e così ognuno tende a tirare la coperta dalla propria parte. Essendo cortissima, il bilancio rischia di rimanere scoperto. E allora chi ripagherà i debiti?

Emmanuel Macron è stato il più esplicito nel chiedere di non iniziare a rimborsare i mercati nel 2028, ma di emettere nuovi titoli per rifinanziare il debito. Perché, con tutte le spese che ci sono in previsione, ha detto che sarebbe una follia pensare di destinare l’8% del bilancio per ripagare i debiti pregressi.

L’idea fa venire l’orticaria a Stati come la Germania e i Paesi Bassi, che vedono in questa proposta la “normalizzazione” del debito. Dal loro punto di vista, il piano di ripresa post-Covid sarebbe dovuto essere una misura eccezionale e una tantum.

Ma i due Frugali per l’eccellenza sembrano aver perso il sostegno dei loro tradizionali alleati come la Danimarca e i Baltici, che in questo momento considerano prioritario il finanziamento delle spese per la Difesa.

Accanto a questi ragionamenti legati agli investimenti militari, c’è poi un aspetto più tecnico. Chi si occupa della gestione dei prodotti finanziari all’interno delle istituzioni europee ammette che l’introduzione di bond Ue sui mercati si è rivelata e si sta rivelando un successo.

La domanda degli investitori è stata fortissima e i titoli comuni hanno contribuito a contenere l’impennata dei tassi d’interesse, anche per i singoli Stati. Da un punto di vista economico-finanziario, quindi, sarebbe controproducente togliere dal mercato i titoli comuni. Persino il Fondo monetario internazionale si è detto favorevole all’ipotesi.

Da un punto di vista politico, inoltre, questo rafforzerebbe il ruolo e l’immagine dell’Ue su scala globale. E quindi gli stessi vertici istituzionali hanno tutto l’interesse a mantenere sul mercato questi “safe assets” europei.

La Commissione si è già messa al lavoro per produrre un report con le possibili implicazioni di quello che si chiama “rollover” del debito. Un dibattito vero e proprio sul tema non è ancora iniziato in modo ufficiale, ma nei corridoi già se ne parla ampiamente e presto arriverà il momento delle decisioni.

Non sarà una scelta facile, ma sarà ancor più difficile trovare le risorse per ripagare i debiti del Next Generation EU. E non bisogna dimenticare che c’è una cosa in cui i leader europei eccellono: rinviare le decisioni difficili. Per questo la soluzione più semplice sembra quella di passare la patata bollente a chi verrà dopo. Alla Next Generation.

* CONFEDERALISMO PRAGMATICO *

Probabilmente questo è l’unico rinvio di una decisione che troverebbe d’accordo Mario Draghi. Giovedì 14 maggio l’ex premier ha lanciato un nuovo messaggio ai leader europei in occasione della cerimonia che lo ha visto ricevere il prestigioso premio Carlo Magno.

Oltre a ribadire le sue ricette economiche e politiche, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere nei confronti degli Stati Uniti, ad Aquisgrana Draghi è tornato sul suo concetto di “federalismo pragmatico”. Che in realtà sembra più un “confederalismo pragmatico” perché mette l’azione dei governi degli Stati membri davanti a quella delle istituzioni europee, pur con un chiaro obiettivo sovrannazionale.

“Abbiamo raggiunto un punto in cui le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute nel quadro istituzionale che abbiamo ereditato” ha detto Draghi. I tentativi ostinati di avanzare a 27, secondo l’ex numero uno della Bce, si stanno rivelando una zavorra.

* TALEBANI A BRUXELLES *

La Commissione europea ha confermato che presto arriverà a Bruxelles una delegazione di Talebani per discutere del rimpatrio dei cittadini afghani che non hanno ottenuto il diritto d’asilo.

La notizia ha sollevato proteste da parte delle organizzazioni della società civile che denunciano la violazione dei diritti umani da parte delle autorità di Kabul. Per entrare in Belgio avranno bisogno di un visto speciale.

Palazzo Berlaymont ha risposto dicendo che si tratterà di “un incontro tecnico” e che questo non costituirà un riconoscimento ufficiale del regime dei Talebani.

Che dunque restano “cattivi”, ma sufficientemente affidabili per riconsegnare loro i connazionali fuggiti all’estero.

* PARLARE CON PUTIN *

L’Alta Rappresentante Kaja Kallas resta molto cauta, ma il suo tradizionale rifiuto a qualsiasi ipotesi di dialogo con la Russia deve ora fare i conti con le aperture che stanno emergendo chiaramente da parte dei governi dell’Unione europea.

I ministri degli Esteri hanno deciso di lavorare per definire il “come”, il “cosa” e soprattutto il “chi”, ma c’è una certezza: il muro ideologico che impediva ogni contatto sembra ormai crollato.

Al prossimo vertice informale, i ministri degli Esteri discuteranno di come riaprire i canali diplomatici con la Russia. Come ricostruisco in questo articolo, la vera svolta si è registrata il 23 aprile scorso in occasione del vertice di Cipro dei leader Ue.

* UE-NIFIL *

L’Unione europea sta valutando l’istituzione di una missione militare in Libano da dispiegare dopo la scadenza del mandato di Unifil, prevista per il prossimo 31 dicembre.

L’ipotesi è stata evocata dall’Alta Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, durante la riunione dei ministri della Difesa di questa settimana. Ma non si tratterà di una missione “in sostituzione” di quella che opera sotto il vessillo delle Nazioni Unite, e che attualmente è a guida italiana, per il semplice fatto che l’Unione europea non può svolgere missioni di “peacekeeping”.

* EURO-STAR *

La Commissione europea ha proposto una riforma a suo modo rivoluzionaria per il trasporto ferroviario. Secondo il piano, le compagnie ferroviarie dovranno consentire ai cittadini di acquistare i biglietti combinati su un unico portale, anche in caso di tratte gestite da operatori diversi. In sostanza dovranno vendere i biglietti delle società rivali, assicurando la massima trasparenza sui prezzi.

Non solo: con il biglietto unico, nel caso in cui un viaggiatore perdesse la coincidenza tra due treni gestiti da operatori diversi a causa di un ritardo, avrà diritto all’assistenza, alla riprotezione su un altro treno, al rimborso o al risarcimento.

La proposta dovrà essere approvata dagli Stati e dall’Europarlamento, ma gli operatori del settore sono piuttosto scettici perché temono che questo porterà a un aumento dei costi e finirà per favorire le piattaforme esterne.

Buon weekend e alla prossima settimana!

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