Insulti e scritte omofobe sui muri, Vincenzo sfida gli odiatori: “Ho deciso di dire basta”

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Le parole erano lì, nere sui muri del sottopasso della stazione e sulla facciata di un piccolo market. Insulti, frasi cariche d’odio, offese accompagnate da simboli fallici: cinque-sei scritte, tracciate con un pennarello. Ma questa volta non sono rimaste soltanto parole. Davanti all’odio c’è chi abbassa lo sguardo, chi preferisce voltarsi dall’altra parte. E poi c’è chi, a vent’anni, decide di esporsi, raccontare pubblicamente ciò che ha vissuto e denunciare. Come ha fatto Vincenzo Giurbino.

Succede a Tronzano, comune di poco più di 3 mila abitanti in provincia di Vercelli, dove tutti si conoscono e dove, proprio per questo, essere se stessi può diventare ancora più difficile. «Ho deciso di metterci la faccia. Perché denunciare non deve essere considerato un segno di debolezza, ma un atto di coraggio. È il mio modo di dire basta. In fondo credo che una speranza ci sia ancora», racconta Vincenzo. La sua storia è la testimonianza di quanto possa essere complicato vivere la propria identità in un piccolo paese di provincia. Tutti sanno chi sei, dove vai, con chi esci. E se da una parte esiste una comunità capace di sostenere, dall’altra ci sono ancora persone che discriminano e fanno del male. Per questo Vincenzo ha scelto di denunciare. «Certe cose non devono essere normalizzate e lasciate passare. Vorrei dire a chi vive situazioni simili di non avere paura: soltanto denunciando possiamo mettere fine a questi comportamenti».

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Le scritte apparse nei giorni scorsi non sono un caso isolato. Già due anni fa lo stesso muro del piccolo supermercato del paese, considerato uno dei principali punti di ritrovo degli adolescenti, era stato imbrattato con frasi offensive. Un precedente che oggi rende ancora più pesante quanto accaduto.

A ferire, infatti, non sono soltanto le scritte sui muri, ma anche gli episodi quotidiani. «Mi è capitato spesso, mentre percorrevo il vialetto che porta alla stazione, di ricevere insulti da ragazzi del paese. Ho sempre fatto finta di niente, come se fosse normale. Ma normale non è». Anche a scuola le cose non sono state semplici. «Una volta qualcuno mi ha sputato addosso mentre ero seduto. Ho alzato la testa, ma nessuno aveva visto nulla o sapeva niente. Dopo la mia segnalazione, la scuola ha incaricato un professore di prestare maggiore attenzione durante le lezioni». Piccoli episodi che, sommati nel tempo, finiscono per lasciare un segno profondo.

Anche il percorso di accettazione personale non è stato privo di ostacoli. «Ho scoperto il mio orientamento sessuale quando avevo dodici anni, ma ai miei genitori l’ho detto soltanto a quindici». Oggi il rapporto con la famiglia è cambiato. «Mio papà ha accettato chi sono, anche se fa ancora un po’ fatica a comprendere il fatto che mi piaccia truccarmi. Per questo spesso mi metto il make-up fuori casa, cercando di evitare il suo sguardo. Mia madre, invece, ha affrontato la cosa in modo diverso. Mi vede usare il mascara e mi ha sempre detto: «Se questo ti rende felice, va bene così». Un sostegno che per Vincenzo rappresenta un punto di riferimento fondamentale.

Tra gli insulti comparsi sui muri del paese ce ne sono anche alcuni rivolti ai suoi genitori. Un motivo in più che lo ha convinto a presentare denuncia ai carabinieri. Nel frattempo il sindaco di Tronzano, Michele Pairotto, ha assicurato che le scritte saranno rimosse al più presto.

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