L’unica cosa sorprendente è che c’è ancora chi si sorprende della volgarità e della crudeltà con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è schierato a fianco dell’omologo russo Vladimir Putin nella guerra in Ucraina. L’accordo sulla sospensione delle sanzioni americane sul diesel russo, gli attacchi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e le minacce di interrompere la cooperazione d’intelligence tra Usa e Ucraina non sono che l’ultima, prevedibile manifestazione degli istinti filorussi di Trump. C’è chi si indigna, e a ragione. Ma nessuno dovrebbe stupirsi.
Sulla guerra in Ucraina, Trump è sempre stato straordinariamente coerente. Dall’umiliazione di Zelensky alla Casa Bianca all’inizio del secondo mandato al tappeto rosso steso per Putin ad Anchorage, dalla fine degli aiuti militari statunitensi a Kyiv al piano in 28 punti per la capitolazione dell’Ucraina, scritto in linea diretta tra Mosca e Mar-a-Lago, fino all’accordo sul carburante russo e alle ennesime minacce a Zelensky: a Trump si può rimproverare tutto, tranne la mancanza di coerenza e prevedibilità. Altrettanto prevedibile è l’esito delle sue minacce: l’ennesimo buco nell’acqua. A ogni dichiarazione roboante e a ogni minaccia rivolta a Kyiv, l’unico effetto concreto per gli Stati Uniti è la perdita di un ulteriore tassello di credibilità internazionale.
Trump scarica Zelensky: “All’Ucraina serve un nuovo leader”
Beninteso, la coerenza e la prevedibilità di Trump sull’Ucraina non rendono le sue posizioni meno rivoltanti. Trump si schiera con Putin e minaccia di sospendere (ancora una volta) la condivisione d’intelligence con Kyiv proprio nei giorni in cui gli attacchi di Mosca, ormai estesi a ogni infrastruttura ucraina, hanno ucciso oltre ottanta civili. Trump chiede a Zelensky di fermare gli attacchi contro i gangli dell’economia di guerra russa, ma non pretende da Putin che smetta di colpire i civili ucraini. Sarebbe ancora peggio se Elon Musk sospendesse Starlink in Ucraina. Il servizio satellitare opera solo in Ucraina e non in Russia: spegnerlo non inciderebbe sugli attacchi ucraini contro gli obiettivi petroliferi russi, ma ridurrebbe la capacità di Kyiv di intercettare missili e droni russi diretti contro città, infrastrutture e civili. L’unico effetto sarebbero migliaia di morti al fronte e nelle città ucraine.
È osceno il tentativo di Trump di rigirare la frittata in vista delle elezioni di metà mandato. Se i prezzi alla pompa sono alle stelle, la colpa è della sua fallimentare guerra contro l’Iran, condotta a braccetto con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: una guerra che non solo non è finita, ma si è estesa oltre il Golfo e lo Stretto di Hormuz, riaccendendo il conflitto in Yemen e nel Mar Rosso, con attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita. Non saranno certo le forniture di diesel russo a fare una differenza sensibile e duratura sul mercato globale dell’energia, tanto più che il carburante scarseggia anche in Russia. La responsabilità dell’impennata dei prezzi di petrolio, gas e carburanti non va attribuita agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe.
Il retroscena
Patto Trump-Putin sul gasolio, la rabbia della delegazione ucraina: “Ci hanno trattati come stupidi”

La causa principale è la guerra in Medio Oriente, e la responsabilità, sotto gli occhi di tutti, compresi gli elettori americani chiamati alle urne per il Congresso il mese prossimo, è di Trump, straordinariamente inefficace. Da quasi due anni tenta di forzare la mano in Ucraina, concedendo tutto alla Russia, tradendo l’Ucraina e punendo i vituperati europei, che restano al fianco di Kyiv. Senza ottenere nulla. Trump non cava un ragno dal buco perché fa concessioni alla Russia senza chiedere nulla in cambio, e Putin è ben lieto di incassare e di proseguire, rinvigorito, la sua guerra contro l’Europa.
E non ottiene nulla perché oggi l’Ucraina dipende dagli Stati Uniti molto meno di due anni fa. Non a caso, di fronte alle ennesime minacce di Trump, Kyiv non è andata nel panico: poche ore dopo ha colpito un terminal petrolifero a Rostov sul Don. Se poi Musk dovesse davvero spegnere Starlink, a pagarne il prezzo, oltre alle vittime ucraine, sarebbero l’affidabilità e quindi la redditività della stessa Starlink. Qualunque Paese che abbia a cuore il proprio interesse nazionale ci penserebbe due volte prima di affidare la sicurezza delle proprie comunicazioni satellitari a un colosso così platealmente politicizzato.

Alcuni europei si stupiscono ancora delle posizioni filorusse del presidente americano, anche se per fortuna sono sempre meno. Se tutti gli sforzi che gli europei hanno inutilmente dedicato a tenere gli Stati Uniti ancorati all’Europa e all’Ucraina fossero stati spesi per rendere l’Europa più autonoma di fronte alla guerra che Putin ha scatenato contro il nostro continente, oggi saremmo meno sorpresi e più forti. Anche su questo, l’Ucraina ha soltanto da insegnarci.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it





