Marco Poggi: “Il colpevole è Stasi, Sempio resta un amico. Ma è giusto che l’inchiesta vada avanti”

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Pubblichiamo alcuni passaggi dell’intervista esclusiva a Marco Poggi, fratello di Chiara, realizzata dalla giornalista Martina Maltagliati e andata in onda ieri sera a “Quarto Grado”, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero su Retequattro.

Marco Poggi, perché rompe il silenzio dopo 19 anni?
«Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica per quello che purtroppo è successo a Chiara. In quest’ultimo anno la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura».

C’è qualcosa di vero sull’ultima versione emersa da alcuni audio che vorrebbero lei, Andrea Sempio e Stefania Cappa coinvolti in un giro di droga che Chiara avrebbe scoperto?
«Ho sentito anche questa cosa, ma si è detto di tutto in quest’anno, si è fatta qualsiasi ricostruzione. Ma io la droga non l’ho neanche mai provata: è pura fantasia».

Siete stati fortemente criticati, come se non accettaste l’ipotesi alternativa che Andrea Sempio possa essere l’assassino di Chiara.
«Non è non voler cambiare idea. Il convincimento nasce dall’aver seguito un po’ tutti i processi e le discussioni in aula».

Era a tutte le udienze?
«Sì, credo di averne forse saltata solo una. All’inizio del 2007 non credevamo nella colpevolezza di Alberto Stasi. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c’entrasse nulla. Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C’erano dei passaggi sulla spiegazione del Dna di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato stranito. Non è che perché viene aperta un’indagine, significa che abbiamo un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché era partita questa indagine».

Gli elementi che le sono stati esposti non l’hanno convinta?
«Ho letto un po’ anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti, non l’abbiamo mai preteso e non lo pretenderemo mai, quello che ci dispiace è che non ci sia rispetto».

Quando conosce Sempio?
«Ci siamo conosciuti a Garlasco, alle scuole medie, quando ho conosciuto tutto il resto del gruppo di amici che sono stati sentiti quest’anno».

Mentre era in montagna, il 7 e l’8 agosto 2007, arrivano tre chiamate a casa sua, sospette per gli inquirenti. In quei giorni riceve chiamate da Sempio sul suo cellulare?
«Non ricordo di averle ricevute, ma non posso neanche escluderlo. Ho anche chiesto se volessero analizzare il mio cellulare dell’epoca: non l’hanno ritenuto utile».

Per la Procura di Pavia, Chiara è stata molestata telefonicamente da Sempio. Pensa che avrebbe mai cercato per parlargliene?
«Penso proprio di sì, nel momento in cui è coinvolto un mio amico non vedo perché non abbia dovuto chiamarmi per dirmi: “Guarda, questo mi sta veramente dando fastidio”».

Andrea e Chiara si conoscevano?
«Si saranno incrociati, come lui ha detto, si saranno salutati, in tutti gli anni dell’adolescenza. Ho letto del movente a sfondo sessuale: faccio fatica a trovarci una logica perché non c’era nessun contatto, non ho nessun ricordo di Chiara con i miei amici».

Sempio può essere stato da solo nella stanza di Chiara?
«Non posso escludere che io alcune volte sia andato in bagno, sia andato a prendere da bere o a far uscire il gatto e quindi lo abbia lasciato lì pochi minuti».

Perché frequentavate la stanza di Chiara?
«Per giocare ai videogiochi sul computer. Era un computer di famiglia, non solo di Chiara, lo usavamo tutti».

Ha mai visto i presunti video intimi di sua sorella?
«No, non li ho mai visti. Sapevo della loro presunta esistenza da una chat su MSN che avevo letto anni prima, ma non li ho mai visti e non ho mai detto questa cosa né ai miei amici né ad altre persone».

Ricorda Andrea Sempio arrivare a casa sua in bici quell’estate?
«Non ho questo ricordo, mi hanno anche chiesto che bici avessero i miei amici ma non mi ricordo più onestamente».

Ha mai visto Sempio con scarpe Frau?
«No, non ho ricordo che avesse delle Frau. Me lo ricordo sempre con gli stessi stivaletti».

Ricorda Alberto Stasi indossare quelle scarpe?
«No, l’ho visto talmente poche volte che non mi ricordo».

Il 6 maggio, quando viene sentito in procura, le viene mostrato il brogliaccio di alcune intercettazioni. Come ha reagito?
«La mia reazione a caldo è stata quella di incredulità e di non riuscire a trovare un nesso. Quel giorno sono uscito abbastanza confuso e anche con il pensiero di ascoltare questi audio e di capire qual è la spiegazione. Li ho sentiti e onestamente rimango dell’idea che non ci vedo quell’interpretazione. Non riesco proprio a sentire ed essere sicuro che vengano dette determinate parole. Non sono io che devo giudicare, quindi ci sarà qualcuno che lo farà. Aspettiamo di sentire quale sarà il giudizio finale».

Lei spontaneamente parla per la prima volta, nel 2025, del fatto che frequentava anche la scala e la cantina, prima di sapere che lì ci poteva essere un’impronta interessante per gli inquirenti: la famosa impronta 33?
«Sì, è la prima volta che mi chiedono di descrivere anche tutte le altre stanze o parti della casa in cui, magari, i miei amici possono essere stati anche solo di passaggio».

Dell’esistenza dell’impronta 33 sapevi già qualcosa?
«No, non avevo onestamente collegato o dato importanza».

Ha mai forzato la mano su un ricordo che possa scagionare Sempio?
«No. Mi hanno fatto prima la domanda sulle stanze e poi mi hanno mostrato questa ormai famosa impronta 33».

E nel fargliela vedere le hanno detto che poteva essere o che era di Andrea Sempio?
«Che era di Sempio. Me l’hanno fatta vedere che era rossa e ricordo di essere uscito da quell’interrogatorio che pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato uno shock per come me l’hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Sempio. Non ho capito se mi avevano detto che era sangue o no. L’ho elaborato dopo, quando sono tornato a casa».

Ha capito dopo che il rosso era il reagente della ninidrina. Un’impronta insanguinata cambierebbe lo scenario?
«Sì. A caldo, la risposta che avevo dato è: mi sembra impossibile che sia stato lui. Ovvio che un’impronta insanguinata è difficile da spiegare».

Quella dell’agosto 2007 era la prima vacanza in cui Chiara rimaneva da sola a casa a Garlasco per stare con il suo fidanzato. Ricorda la mattina della vostra partenza?
«È un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. Non mi ricordo l’ultimo saluto, non lo ricordo più».

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