La portata del fiume Po punta decisamente a scendere sotto la soglia psicologica dei 200 metri cubi al secondo rispetto ai 450 che servono per contrastare l’avanzamento del cuneo salino.
L’ ultimo “bollettino di guerra” di questa estate siccitosa come non mai arriva così a segnalare che il Consorzio di bonifica Delta del Po è stato costretto a chiudere tutte le derivazioni irrigue della sua area di competenza privando in questo modo di acqua tutte le campagne della zona.
«Dopo la grande siccità del 2022 stiamo di nuovo assistendo al collasso del territorio – spiega il direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti – Porto Tolle e Polesine Camerini sono ormai isole in mezzo ad un mare, che lambisce anche Taglio di Po e Porto Viro».
Il bollettino settimanale redatto dall’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica, conferma la situazione di altissima criticità, che non produce solo danni all’agricoltura ma impatta anche sull’erogazione dell’acqua nelle città, sulle industrie e le attività turistiche.
Quest’anno è soprattutto il Nord a pagare il prezzo più alto della siccità, a partire dal Piemonte, dove a luglio è piovuto il 57% in meno e dove le riserve idriche il mese scorso erano del 62% più scarse della media (-79% nel Piemonte Orientale), con la portata dei fiumi ridotta ai minimi storici: -80% il Po, -90% il Tanaro e -83% la Varaita.
Soffre anche la Lombardia che vede la sua riserva idrica ridotta a meno della metà (798,5 milioni di metri cubi anziché 1.623) ed i livelli de grandi laghi tutti largamente sotto la media: in particolare il lago di Como è al 5,9% del riempimento e l’Iseo al 5,7. Si salva in parte il Veneto, che a fine mese registrava un deficit pluviometrico solo del 9%, mentre dall’inizio dell’anno idrogeologico in quest’area è comunque piovuto il 24% in meno.
In Emilia Romagna si alternano periodi asciutti e piogge violente: Reno e Savio la settimana scorsa registravano portate sopra le medie storiche ed ora sono scesi anche loro sotto i minimi storici. Anche in Liguria e Toscana scendono i livelli idrometrici dei fiumi, in Umbria il lago Trasimeno si è abbassato di altri 4 centimetri avvicinandosi al record storico negativo degli ultimi 60 anni. Lo stesso vale per i laghi vulcanici del Lazio: i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si sono abbassati di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si sono ridotti rispettivamente di 4 e 5 centimetri.
Scendendo più a Sud, in Campania sono in crescita le portate del Volturno e del Sele, mentre il Garigliano registra una sensibile riduzione dei flussi. In Basilicata, i principali bacini trattengono 277,84 milioni di metri cubi (66% dei volumi autorizzati), nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi.
In Puglia, dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state a luglio oltre l’80% inferiori alla media, gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora 172,24 milioni di metri cubi (circa il 52% della capacità complessiva) a fronte di un’erogazione settimanale di quasi 12 milioni e mezzo di metri cubi. “Rispetto allo scorso anno c’è un surplus di oltre 104 milioni!” rilevano dall’Anbi. Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c’è il 59% d’acqua in più dell’anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%.
In Sardegna caldo e turismo hanno innalzato i consumi idrici e in un solo mese i volumi trattenuti dalle dighe si sono ridotti di 149 milion di metri cubi. Anche qui, però, le riserve sono ancora pienamente in salute: grazie alle piogge cadute in inverno e primavera i serbatoi sono mediamente pieni al 73 della loro capienza. Nel mese di luglio il Nord ovest dell’isola, così come tutte le zone interne, ha registrato un deficit pluviometrico anche superiore all’80% mentre su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90%. «Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione, rileva il bollettino dell’Anbi, l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali».
L’EMERGENZA CALDO
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«E’ la dimostrazione della fondamentale funzione di bacini capaci di trattenere le acque, quando arrivano per utilizzarle, quando servono. E’ indispensabile che l’allora lungimirante visione della Cassa per il Mezzogiorno diventi oggi strategia per l’intero Paese attraverso il concreto avvio di un Piano invasi multifunzionali: quello da noi proposto con Coldiretti conta già oltre 400 progetti immediatamente cantierabili» segnala Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi. Secondo cui la sfida che abbiamo davanti impone «di uscire dalla logica dell’emergenza per mettere subito in campo un nuovo ambizioso progetto strategico della gestione delle risorse idriche».
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