Voto in Andalusia: vince il Pp senza maggioranza, disfatta annunciata per Sanchez. Cresce Vox

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Il Partido Popular del governatore uscente Juan Manuel Moreno Bonilla ha vinto, a scrutinio ultimato, le elezioni regionali in Andalusia, ma senza confermare la maggioranza assoluta. Il Pp si è fermato al 41,5% dei suffragi e 53 seggi, cinque in meno rispetto ai 58 che controllava, a due dalla maggioranza dei 109 deputati della Camera andalusa.

Il risultato forza Moreno Bonilla, 56 anni, al suo terzo mandato, a cercare il sostegno dell’ultradestra. Uno scenario già visto negli ultimi mesi in Estremadura, Aragona e Castiglia e Leon, dove il Pp ha vinto, ma è dovuto scendere a patti con Vox. E che il governatore aveva cercato di evitare per tutta la campagna elettorale, esibendo un profilo moderato e centrista rispetto alla destra radicale, decisa a imporre anche nella regione a sud della Spagna, frontiera d’Europa, la «priorità nazionale» nell’accesso ad aiuti e servizi pubblici agli immigrati.

Il Psoe, con la candidata ex vicepremier alle Finanze Maria Jesus Montero, ottiene il 22,8% dei suffragi e 28 deputati sui 30 della passata legislatura, che rappresentavano la peggiore performance dei socialisti nell’ex feudo, governato durante quasi 40 anni e perduto nel 2018. In una delle otto province andaluse, quella dell’Almeria, terra di immigrati e braccianti agrari, i socialisti scivolano come terza forza politica, dietro Vox.

Nella regione più popolosa di Spagna, il voto viene letto come primo turno in vista delle elezioni politiche nel 2027. Non c’è stata la “remontada” auspicata dei socialisti del premier Pedro Sanchez, che ha scommesso sulla n.2 del partito, e fino a poche settimane fa suo braccio destro, per la missione di risollevare nella regione le sorti del Psoe assediato dalla crisi e dai processi per corruzione di ex dirigenti.

La forza di ultradestra Vox si attesta al 13,8% dei suffragi e 15 seggi, uno solo in più di quelli che controllava. Ma quanto basta a conquistare le chiavi della governabilità, rafforzando il ruolo negoziale anche del leader Santago Abascal a livello nazionale. «Vox è decisivo per la quarta volta nelle ultime quattro elezioni regionali in Spagna. Ci siamo riusciti in Estremadura, in Aragona, in Castiglia e Leon e ora in Andalusia», ha celebrato Abascal, nel segnalare la perdita «in voti e seggi del Pp e del Psoe».

Uno spostamento dei consensi nel blocco della sinistra alternativa ha invece favorito la forza regionalista anticapitalista Adelante Andalusia, che ottiene il 9,5% dei suffragi e quadruplica da 2 a 8 seggi la sua rappresentanza, riuscendo nel sorpasso su Por Andalucia (Izquierda Unida, Sumar, Podemos,Verdes Equo, Alianza Verde), ferma a 4 scranni, uno in meno di quelli che aveva nell’ultima legislatura.

La somma del blocco progressista si ferma a 41 seggi, distante dai 55 della maggioranza. E il Psoe incassa la quarta sconfitta nel ciclo elettorale voluto dalla strategia fissata dal leader del Pp, Alberto Nunez Feijoo, che ha anticipato le elezioni nelle regioni dove i popolari governano, per mettere in evidenza «la debolezza territoriale dei socialisti e del sanchismo».

Il Psoe non è riuscito a capitalizzare il malcontento per la sanità pubblica e per gli scandali che hanno colpito l’esecutivo di Moreno Bonilla sulla mala gestione degli screening oncologici, con errori e ritardi che hanno coinvolto circa 2.300 donne. «Non sono per noi buoni risultati, noi aspiriamo sempre a vincere», ha riconosciuto Montero.

«I cittadini ci collocano all’opposizione e pertanto lavoreremo da là con tutta la nostra iniziativa, capacità e mobilitazione», ha aggiunto. Ma anche il Pp ha mancato il principale obiettivo di accreditarsi come forza maggioritaria emancipandosi dall’abbraccio di Vox. E il risultato indebolisce il messaggio della “via andalusa”, moderata e centrista, cui i popolari puntavano guardando alle elezioni nazionali. «Non vi deluderò» ha promesso Moreno Bonilla, nell’assicurato di aver «ricevuto dagli andalusi un mandato chiaro e definitivo, che onoreremo».

In questo contesto, voci interne al Psoe evidenziano che il partito di Sanchez potrà continuare a presentarsi come l’argine, nell’attuale congiuntura internazionale in cui avanza l’estrema destra utilizzando nuove tecnologie e vecchia propaganda.

«Continueremo a difendere i nostri valori e le nostre idee», affermano, facendo affidamento sul ruolo internazionale di Sanchez come leader della sinistra globale contro l’ondata guidata da Donald Trump. Nella direzione federale nessun mette in dubbio la sua leadership, nell’anno che resta alle politiche del 2027. Tantomeno gli alleati nazionalisti baschi e catalani dell’esecutivo Psoe-Sumar hanno interesse a un ritorno anticipato alle urne.

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