James Blunt è un artista completo e felice, intelligente e molto acuto anche quando si trattano temi che non riguardano propriamente la musica. Il 6 novembre esce l’atteso nuovo disco Airplane mode e a febbraio comincerà il tour mondiale che lo porterà in Italia il 27 a Milano e il 28 a Firenze.
Dopo il successo travolgente del disco d’esordio Back to Bedlam nel 2004, l’artista si è trovato dentro il meccanismo dell’industria musicale, tra aspettative delle radio, richieste delle case discografiche e la necessità di replicare formule vincenti. «A un certo punto scrivevo per gli altri, non per me stesso», racconta. Da qui la decisione di rifugiarsi a Banbury nei Più Music Studios dove ha registrato il nuovo e ottavo lavoro della carriera lontano dalle pressioni del mercato. «In Airplane mode ci sono pezzi che dimostrano quanto sono cresciuto e parlano di quando sei giovane e pensi di essere al centro del mondo. Oggi da adulto devo essere responsabile nei confronti della mia famiglia e chiunque stia intorno a me. Attenzione però, sono diventato più grande ma non necessariamente più saggio». Blunt parla dei brani sui quali punta di più a parte i singoli Tastes like Summer e Weight of it all. «Circles non è per forza la mia preferita – rivela – ma musicalmente mi riporta a quando ho cominciato a produrre musica. Amo molto anche Dancing in my head (parla di relazioni e matrimonio; ndr) e Reasons to Die è stata la prima vera scintilla da cui è nato l’intero progetto, il punto di partenza. Poi c’è Modern Love, un’altra canzone a cui tengo particolarmente ma è difficile scegliere: ogni brano rappresenta una parte di me».
L’Italia, occupa un posto speciale nella sua storia. «Il vostro Paese – dice – non l’amo soltanto per il fascino che ha, è davvero uno dei luoghi più belli del mondo, ma anche perché quando uscì il mio singolo High nel resto del mondo il successo arrivò lentamente, mentre da voi esplose subito». Blunt rivela di studiare canto lirico e guarda con ammirazione alla tradizione operistica italiana. «Pavarotti resta un punto di riferimento assoluto». Un rapporto diretto con il nostro panorama musicale, però, ce l’ha avuto grazie a Laura Pausini con la quale nel 2008 duettò in Primavera in anticipo (this is my song). «Laura è una grande artista, ma soprattutto una persona eccezionale».

Nel corso della conversazione James evita di atteggiarsi a commentatore politico, ma il suo passato da ufficiale dell’esercito britannico emerge quando il discorso si sposta sulle guerre che insanguinano il mondo. La sua visione è disincantata: «La storia – dice – sembra condannata a ripetere gli stessi errori. I conflitti nascono spesso dall’ambizione di chi governa, mentre a pagarne il prezzo sono sempre i giovani mandati a combattere». A preoccuparlo è anche il clima di divisione alimentato da politica, media e social network, strumenti che enfatizzano le differenze più che ciò che unisce le persone. Da musicista, sostiene di avere «il privilegio di osservare quanto siano universali le emozioni umane: che mi esibisca in Italia, Germania, Cina o Stati Uniti, vedo pubblici diversi riconoscersi nelle stesse storie e negli stessi sentimenti». Anche sulle recenti polemiche che hanno coinvolto Ed Sheeran e Macklemore la risposta è soppesata. «Non tutti gli artisti sono obbligati a prendere posizione su ogni tema. Anzi, ritengo rispettabile la scelta di chi preferisce tacere quando non si sente preparato a intervenire o quando attraversa momenti particolarmente complessi della propria vita professionale e personale».
Negli interessi del musicista non solo dischi e concerti ma anche un’altra passione molto britannica: i pub. Ne possiede già uno, storico, a Londra e ne ha appena acquistato un secondo. «I pub sono i nostri anfiteatri romani: posti dove le persone si incontrano, parlano, condividono esperienze. I miei progetti futuri sono tutti in due parole: Musica e alcol».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










